Il
Vangelo di domenica scorsa ci presentava il profeta rifiutato in patria e avevamo
visto come i familiari di Gesù e la gente del suo paese non gli avessero
creduto. E la conseguente tristezza e amarezza di Gesù nel vedere l'incapacità
dei suoi a cogliere gli " spiragli d'infinito" ( Mons. Sigalini) che
emanavano dalla sua Persona divina. Oggi vediamo le condizioni necessarie al
profeta per esercitare il suo ministero. Non per diventarlo, che quelle non
ci sono proprio, ma per fare il " mestiere" di profeta.
Per diventarlo , le condizioni non ci sono nel senso che è un dono gratuito
di Dio che chiama chi vuole senza aspettarsi o pretendere meriti da parte del
chiamato: la grazia non fa esclusioni di persone, può toccare chiunque
e a volte sembra proprio che le caratteristiche del profeta siano quelle della
maggior inettitudine e incapacità. "Sono un uomo dalle labbra impure
(Isaia)" . "Sono giovane e non so parlare, manda qualcun altro"
(Geremia). E la prima lettura di oggi ci presenta il profeta Amos che dice ad
Amasia : " Non ero profeta, né figlio di profeta; ero un pastore
e raccoglitore di sicomori; Il Signore mi prese da dietro al bestiame e mi disse
. Và e profetizza al mio popolo Israele".
E san Paolo , nella prima lettera ai Corinti, conferma queste " preferenze"
divine : " Considerate la vostra chiamata fratelli : non ci sono tra voi
molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio
ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti,
Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti,
Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò
che è nulla per ridurre al nulla le cose che sono , perché nessun
uomo possa gloriarsi davanti a Dio" ( I Corinti , 1 - 27) .
A volte per essere pronti ad annunciare Lui, bisogna percorrere il cammino durissimo
del fallimento, magari ripetuto e ricorrente finché sentiamo che la Sua
Parola può passare senza più cozzare con la nostra e il nostro
io si è talmente dileguato da poter dire in verità : " Non
sono più io che vivo , ma Cristo vive in me".
Ma una volta raggiunta questa spoliazione e trasparenza - e una via alla santità
è certamente la capacità di saper guardare in faccia e riconoscere
la nostra debolezza e miseria infinita - allora fiumi di benedizioni scenderanno
su di noi. " Benedetto sia Dio che ci ha benedetti con ogni benedizione
spirituale nei cieli, in Cristo. In Lui ci ha scelti prima della creazione del
mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci
a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito
della Sua volontà"( seconda lettura).
A questo punto i discepoli possono andare , a due a due , e possono ricevere
i poteri di scacciare gli spiriti immondi, di guarire ogni sorta di infermità
e di fare prodigi, perché sono ormai liberi e liberati dalla tentazione
di attribuirsi meriti e poteri che non sono loro, ma procedono dalla grazia
del loro Maestro e Signore Gesù.
Oggi abbiamo infiniti mezzi per annunciare la buona novella - e nessun battezzato
è dispensato dal farlo- ma la grazia è una sola : quella del Signore
Nostro Gesù Cristo.Dobbiamo puntare e contare unicamente su di Lui, senza
cercare altre garanzie o appoggiarci ad altre sicurezze.