Il
Vangelo della seconda domenica di Quaresima, ci presenta - come ogni anno- lo
stupendo brano della Trasfigurazione di Gesù, che rivela in modo inequivocabile,
la sua natura divina, lo splendore che procede dal suo vedere il Padre che - in
persona- attesta che Egli è suo figlio:" Questi è il mio Figlio
prediletto nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo."
In un mondo in
cui l'uomo escogita di tutto, per eliminare la dimensione del mistero, dalla vita
umana, ( e forse anche dalla vita di Gesù) ci voleva questo Vangelo che
ce lo ricordasse.
Senza mistero, l'uomo è sperduto, selvatico, anzi
si animalizza addirittura! L'uomo è un essere finito, capace d'infinito;
se lo si deruba del mistero, gli si taglia la testa! I misteri della fede poi,
sono il cibo indispensabile alla nostra fame d'infinito (" non di solo pane
vive l'uomo"), quel cibo stesso di cui si nutrirono i santi e divennero quelle
stelle luminose che brillano ancora oggi di luce imperitura. Al di sopra di ogni
altra cosa, la mente umana è fatta per Dio, dobbiamo far funzionare questa
nostra straordinaria capacità, che ci contraddistingue da ogni altra creatura,
di poterci elevare fino a Lui! Il mondo moderno vuole negarcela questa capacità,
e anche certe teorie che vogliono ridurre Gesù a poco più che uomo,
attribuendogli limiti e miserie incompatibili con la sua Persona divina, non sono
al riparo da questo modernismo o neomodernismo imperante
E noi, se perdiamo
la dimensione del mistero , perdiamo quella magnanimità e quella grandezza
d'animo che caratterizzavano i santi, diventiamo facilmente attaccabrighe per
dei nonnulla, e perdiamo e la pace del cuore e la misericordia verso gli altri.
E
così, l'uomo che ha più che mai bisogno di mistero, se non lo trova
là dove c'è ( o ci dovrebbe essere), cioè nelle cose sacre
-che siano cose, dottrina o persone- lo va a cercare dove non c'è: cioè
presso maghi, cartomanti, stregoni e colleghi vari, che sono sempre più
ricercati proprio perché dispensatori di mistero ( di bassissima lega,
ma per niente a buon mercato, anzi a carissimo prezzo ,mentre i misteri della
FEDE, la Chiesa li dispensa gratuitamente).
Ma torniamo agli splendori della
Trasfigurazione ,quando Gesù volle lasciar trasparire, come attraverso
spiragli luminosissimi, la sua divina gloria. E i tre apostoli Pietro, Giacomo
e Giovanni non volevano più scendere dal monte, rapiti da quello splendore
abbagliante. L'evangelista Marco dice che le sue vesti erano così candide
che nessun lavandaio potrebbe renderle più bianche. Molto concreto Marco
. Ma poi i tre, dovettero scendere molto a malincuore, e affrontare il cammino
doloroso che restava ancora loro da fare. Di solito la fatica più grande
la si fa nel salire, questa volta per gli apostoli , la fatica più grande
è di dover scendere.Però avevano visto qualcosa di straordinario
che non dimenticheranno mai più. E questi punti luce saranno normativi
per il resto della loro vita e daranno loro quella forza di seguire il loro maestro
fino a dare la vita per Lui. Anche noi vorremmo avere tanti " Tabor"
e rimanervi sempre ,ma la vita ci aspetta con le sue fatiche e le sue lotte. Ed
è proprio allora, quando le prove della vita, rendono più faticoso
il nostro pellegrinaggio terreno, che sentiamo il bisogno di percepire questo
straordinario destino di gloria che ci aspetta, per riprendere il cammino con
più slancio e generosità.
" Gloria a Te,o veramente glorificato
che glorifichi gli umili, e una volta glorificati, li rendi ancor più umili
in quanto debitori di infiniti e indescrivibili doni"( S. Callisto patriarca)