Dopo
l'intermezzo della Presentazione al Tempio ,rientriamo nel tempo ordinario e ricominciamo
a seguire Gesù che continua ad annunciare la buona novella.
Avevamo
visto che per far questo, Gesù aveva lasciato Nazaret ed era andato a stabilirsi
a Cafarnao che era diventata , la sua seconda patria. Essendo situata vicino alla
grande strada - la via maris- battuta dalle carovane provenienti dalla Siria e
dalla Mesopotamia e dirette in Palestina e in Egitto, era una città importante:
c'era un ufficio delle imposte e un presidio di soldati romani comandati da un
centurione. Per il continuo passaggio di carovane era un luogo ideale per l'annuncio
del Vangelo. Ora non esiste più: fu completamente distrutta, forse da un
terremoto, nel 665, e mai più ricostruita.
Questo vangelo ci fa un po'
la cronistoria di come doveva essere la giornata-tipo di Gesù a Cafarnao.
E' sabato,entra nella sinagoga e si mette ad insegnare destando grande stupore
ed ammirazione per il modo con cui lo fa perché: " insegnava con autorità
e non come gli scribi( mi viene spontaneo chiedermi: come avranno insegnato gli
scribi? Con autoritarismo invece che con autorità? ). Gli si presenta allora
un ossesso ed ecco che vediamo l'autorità di Gesù in atto: comanda
allo spirito immondo e questo subito obbedisce ed esce dall'uomo. Ecco la differenza:
la vera autorità si traduce in fatti, mentre l'autoritarismo si ferma alle
parole e velleità di fatti!
In Gesù l'autorità gli viene
dal fatto di essere Dio e qualsiasi "potenza", fosse pure demoniaca,non
può che essere sconfitta davanti alla vera ed unica potenza del Figlio
di Dio.
Dopo aver liberato l'ossesso e scatenato una discussione dei presenti
sul suo straordinario potere, Gesù esce dalla sinagoga e va casa di Pietro
dove la suocera è a letto con la febbre. Qui assistiamo ad un altro tipo
di potere che Egli ha: quello sulla malattia. " Accostatosi , Gesù
la sollevò prendendola per la mano e subito la febbre la lasciò".
Allora tutta la città affluì davanti alla porta , " gli portarono
tutti i malati e gli indemoniati e ne guarì molti".
Questo successo
strepitoso, lungi dal centrarlo su di sé e far nascere anche un minimo
e legittimo compiacimento sull'opera compiuta, gli suscita invece un grande bisogno
di appartarsi per entrare in comunione con il Padre. E così vediamo Gesù
che di buon mattino, quando ancora non è spuntato il sole e regna il buio
attorno, esce di casa e si ritira in un luogo deserto a pregare. Mentre tutti
gli altri dormivano ancora, il Maestro si sprofondava in un'intensa adorazione
e preghiera prolungata.
Ecco il tratto più caratteristico e ricorrente
della personalità di Gesù : il suo rapporto con il Padre .
Più
che nel rapporto con gli altri, i Vangeli ci mostrano un Gesù in costante
atteggiamento filiale verso il Padre. Niente, neanche il successo strepitoso aveva
il potere di distoglierlo dalla fonte suprema del Suo essere e del Suo agire.
E poi arrivano gli apostoli a dirgli che "tutti lo cercano" ma
Lui non soccombe alla tentazione del successo e dice: " Andiamocene altrove,
perché io predichi anche là: per questo sono venuto". E così
si è conclusa la giornata di Gesù :ha partecipato alla celebrazione
nella sinagoga, liberato un ossesso, guarito la suocera di Pietro, predicato e
soprattutto pregato. Questo ci deve insegnare che l'unica vera ricarica dopo un'intensa
giornata di lavoro è la preghiera. Solo questa può staccarci dall'ingranaggio
consumistico e servile che la società vuole imporci, e ridarci la signoria
su noi stessi facendoci fare l'esperienza della nostra figliolanza divina.
Tutto
il resto, compresi schermi
e teleschermi vari, rischiano solo di riempirci di vuoto e, lungi dal ricaricarci,
lasciarci più stanchi di prima.E' urgente saperci di nuovo centrare su
Dio.