Tra la festa della Santissima Trinità e quella del sacro Cuore di Gesù,la
Chiesa pone quella del Suo Corpo che si fa pane e si dona a noi: alimento per
eccellenza e alimento di vita eterna.
" Essendo eterno ed incorruttibile Tu rendi incorruttibili quelli che mangiano
Te, e li porti all'eternità con la smisurata efficacia che ti è
naturale"( Filocalia)
L'uomo è ciò che mangia, diceva Feuerbach, un ateo che intendeva
dire che nell'uomo non c'è altro che materia, ma così, senza volerlo,
dava una definizione esattissima dell'Eucarestia confermando -senza saperlo-
ciò che aveva già detto San Leone Magno:" La partecipazione
all'Eucarestia, tende a farci diventare ciò che mangiamo".
Gesù nell'Eucarestia è presente non come una cosa, ma come una
Persona, cioè come un Io che si comunica al nostro io, quindi c'è
comunione di persone, incontriamo veramente Qualcuno.
Quando andiamo alla Comunione tendendo la mano per ricevere il Signore della
vita, siamo come dei mendicanti che tendono la mano per chiedere la carità
del Pane di vita eterna, siamo il povero che tutto riceve, anzi riceve il Tutto:
una carica esplosiva straordinaria, un fuoco ardente e incendiante. Eppure non
bruciamo e non sentiamo la scossa! Non è normale non sentire che il fuoco
brucia, e che la corrente dà la scossa. Siamo troppo protetti dall'irruzione
di Dio. C'è troppo isolante in noi, cioè troppa indifferenza,
troppo poca consapevolezza di CHI stiamo per ricevere, troppa sterpaglia e rovi
(= gli affanni a gli affari del mondo e le preoccupazioni della vita) che ci
impediscono di essere raggiunti da questa forza ad altissima tensione che ci
attraversa. Il Cristo si riversa in noi come una forza e un liquore inebriante
che dovrebbe trasformaci totalmente, e noi non ce ne accorgiamo neanche, rimaniamo
tali e quali con le nostre tristezze e pesantezze, invece di fare l'esperienza
dell'ebbrezza dello Spirito. Dobbiamo chiedere la grazia di ridiventare normali:
di sentire il fuoco bruciare e la scossa scuotere!
Nella Consacrazione, il sacerdote consacra tante piccole ostie assieme a quella
grande, fatte di pane azzimo, cioè non fermentato perché senza
lievito. Le piccole ostie siamo noi e dobbiamo diventare anche noi pani azzimi,
cioè senza lievito di malizia, di vanagloria e di tutto quello che fermenta
e fa gonfiare smisuratamente il nostro io che accaparra tutto e ci impedisce
di essere attenti al Tu che riceviamo nell'ostia consacrata. E ci impedisce
di sentire la scossa.
Il culto eucaristico poi, non si esaurisce nella Comunione, ma c'è anche
l'adorazione a Gesù presente nel Tabernacolo, come ribadisce l'enciclica
sull'Eucaristia. Ultimamente questo aspetto è stato un po' dimenticato,
o perlomeno sottaciuto e va rivalutato.E' infatti un bellissimo gesto quello
di andare a salutare Gesù presente nel tabernacolo, ogni volta che passiamo
davanti ad una chiesa o fare l'adorazione ogni volta che ne abbiamo l'opportunità.
E' come esporsi ai raggi potentissimi del nostro Sole divino . Nella Comunione
e nella S. Messa, siamo noi i mendicanti della Parola e del Pane, ma nel Tabernacolo
il mendicante è Gesù che ci dice: c'è qualcuno che si ricorda
che Io sono qui veramente presente e in attesa che qualcuno bussi alla mia porticina
per riversare su di lui un oceano di luce e di amore? E dopo saremo anche noi
come piccoli Soli, come dice Dionigi l'Areopagita, che prima si sono riempiti
di splendore irradiato e poi lo trasmettono agli altri.