QUANDO VERRA' IL CONSOLATORE

LO SPIRITO SANTO procede dall'amore del Padre e del Figlio e ci rende capaci di "sentire" Dio. Quindi non un'esperienza solo teorica e concettuale,ma un sentire che incendia il nostro cuore e lo accende d'amore .
E' quello che accadde agli Apostoli ,riuniti nel Cenacolo, il giorno di Pentecoste, quando l'irruzione dello Spirito avvenne sotto forma di fuoco non solo interiore, ma ben visibile come tante fiammelle che si posarono su ognuno di loro. Fuoco che li renderà forti nella fede e nella testimonianza, e li renderà incrollabili nelle prove che Gesù aveva già preannunciato loro. Ma lo Spirito darà loro la forza di mettere sempre Dio al di sopra di tutto come l'unico Signore , l'unica via, verità e vita. La Chiesa nascente- come la Chiesa di sempre- è una Chiesa contrastata e sofferente dove il nemico si annida anche all'interno, ma i discepoli di allora come quelli di oggi, ricorderanno sempre la promessa di Gesù che "le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa".
Per gli Apostoli inizia l'ora della fede e dell'amore non più nutriti dalla presenza viva del Maestro, ma dalla forza intrepida di comunicarLo e diffonderLo." La Chiesa è il Cristo diffuso e comunicato" diceva De Lubac. E l'azione dello Spirito di verità la guiderà fino al ritorno glorioso di Cristo.
E noi che dobbiamo fare? Dobbiamo chiederlo questo Spirito! Ma se ho bisogno di una guarigione, un lavoro, una casa,un esame ( pensiamo noi sotto sotto) che c'entra lo Spirito? A che mi serve? Non è certamente la prima cosa che chiediamo, né che ci interessi! Ed è proprio qui lo sbaglio. Se vogliamo ottenere quel che chiediamo, dobbiamo chiedere altro. "Cercate prima di tutto il Regno dei Cieli(= lo Spirito) e tutto il resto vi verrà dato in sovrappiù". Gesù non dice che il resto non ci verrà dato, ma dobbiamo prima chiedere lo Spirito perché senza di Lui tutto il resto non serve, anzi non saremmo neanche capaci di viverlo come una grazia, ma come un "dovuto" e sarebbe quindi più una disgrazia che una grazia. Invece se abbiamo lo Spirito abbiamo tutto.
San Serafino di Sarov( il san Francesco orientale), diceva che il fine della vita cristiana è l'acquisizione dello Spirito Santo, e fece l'esperienza di essere nella pienezza dello Spirito Santo, come pure l'altro grande santo bizantino, san Simeone il nuovo teologo che descriveva così una forte esperienza dello spirito: " Sentii che scacciava da me tutto il torbido che avevo nell'anima e ogni spessore e pesantezza della materia ( = la malattia)". Dono eccelso, riservato ai grandi e intimi amici di Dio, che fa loro sperimentare come lo Spirito scacci ogni male dell'anima e del corpo, ma anche noi siamo invitati a desiderare con tutte le forze lo Spirito Santo. Infatti se lo desideriamo, anche se non ne abbiamo la pienezza, siamo però sicuri di averne già le primizie, perché nessuno può desiderarlo, senza che sia lo stesso Spirito che suscita questo desiderio. Per acquisirlo bisogna cominciare col desiderarlo e purificare il cuore da ogni male. "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio". C'è una stretta interdipendenza tra lo Spirito e la purezza . Dionigi l'Areopagita identifica la santità di Dio con la sua perfetta purezza. Lo Spirito ricostruisce in noi l'immagine e somiglianza perdute col peccato, rendendoci di nuovo quel puro cristallo in cui Dio può riversare e irradiare la sua purezza infinita.
Il nostro mondo deve ritrovare la nostalgia della purezza e dell'innocenza se vuole fare di nuovo l'esperienza di Dio.