Oggi
la Chiesa celebra le colonne sulle quali è stata fondata: i santi Pietro
e Paolo. Festa antichissima ,inserita nella liturgia, ancor prima della solennità
del Natale. Già nell'anno 354 si celebrava a Roma , il 29 giugno, la
memoria dei Santi Pietro e Paolo.
Ricordiamo dunque Pietro il pescatore e Paolo il persecutore. O meglio : Simone
il pescatore e Saulo il persecutore perché dopo che Gesù entrò
nella loro vita ( per non uscirne mai più), per loro due , come per milioni
di altri dopo di loro, tutto cambiò, anche il nome. Simone divenne Pietro,
cioè la pietra sulla quale poggerà la Chiesa . E Saulo, dopo che
le scaglie gli caddero dagli occhi, divenne Paolo il vedente , prima accecato
dalla troppa luce, poi annunciatore instancabile di ciò che aveva visto.
O meglio: di COLUI che aveva visto. E non solo visto, ma incontrato in modo
così sconvolgente da essere sbalzato da cavallo e dalle sue sicurezze.
Poi non smise più di viaggiare per monti e mari per annunciare Gesù
Cristo fino a dare la sua vita per Lui.
Ecco cosa fa Gesù Cristo quando entra nella nostra vita: prima ci sbalza dal cavallo delle nostre baldanzose sicurezze e poi , quando siamo a piedi, ci manda a percorrere il mondo per annunciare Lui, l'unica certezza che rende sicuro il passo e dà senso alla nostra vita e a quella dei nostri fratelli. Ecco la logica di DIO! Noi crediamo di conquistare il mondo a cavallo della nostra scienza, sapienza e chissà quali altri mirabolanti prerogative, ben issati sul nostro piedistallo, ma Dio - ci dice san Paolo - "ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio".
La
prima lettura di questa domenica (celebrazione eucaristica della vigilia), ci
presenta il bellissimo brano dove è raccontato il primo miracolo di Pietro
che rispose allo storpio che gli chiedeva la carità : " Non possiedo
né oro, né argento, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù
Cristo il nazareno, alzati e cammina!". E questi, dopo essere stato preso
per mano da Pietro, balzò in piedi e saltando e ballando per la gioia
,lodava e ringraziava Dio.
Questo miracolo di Pietro mi ha sempre commosso tantissimo, soprattutto quando
dice : " non ho niente, cioè nulla di quello che passa e non serve
per la vera vita ( oro e argento), ma quello che ho te lo do : NEL NOME DI GESU
CRISTO alzati e cammina".
. Aveva dunque il massimo!Aveva ciò che montagne di oro e argento non
avrebbero mai potuto dare al povero storpio: aveva in sé la potenza divina
che gli ridiede la salute. Potessimo dire altrettanto ,noi che abbiamo tutto
e il surplus di tutto, ma in realtà non abbiamo niente di quel che dà
o ridà la vera vita.
Come non pensare anche alle parole di San Paolo quando dice : " Non sono
più io che vivo, ma Cristo vive in me". Ecco quale sarebbe la massima
realizzazione della nostra vita, la più grandiosa e straordinaria: sentire
che LUI vive in noi. Non stiamo tanto lì a contarci: quanti siamo, quanti
non siamo, quante opere facciamo ecc., ma chiediamoci : " E' Lui che vive
in noi?". Se sì cambieremo il mondo, anche se siamo in pochi e abbiamo
poco o niente , altrimenti possiamo anche essere moltitudini e possedere regni
interi : ma non cambierà una virgola.