Le
letture di oggi sono incentrate sul tema del portare frutto. La seconda lettura
sottolinea come sia importante amare con i fatti e non solo a parole: "
Figlioli, non amiamo a parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella
verità; da questo conosceremo che siamo nella verità". Un
proverbio indiano dice pressappoco così: "Ciò che fai grida
così forte che mi impedisce di udire ciò che dici". Ecco
la grande preponderanza dei fatti sulle parole e Gesù nel Vangelo la
ribadisce dicendo: " Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel
Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio".
Il grande invito che ci fa oggi il Signore è dunque di rimanere in Lui:
" Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto
da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete
in me". Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa
molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla". E' solo
rimanendo in Lui che si porta frutto! Staccati da Lui, si possono anche fare
cose portentose e avere successi strepitosi, ma si è come il ramo secco
che viene buttato via e poi bruciato nel fuoco. Gesù ha portato il massimo
frutto quando ha accettato di morire sulla Croce della morte più infamante
e ignominiosa. E l'ha fatto quando aveva un successo strepitoso; le folle gli
correvano dietro: guariva i malati, risuscitava i morti e continuando ad esercitare
i suoi poteri divini avrebbe potuto conquistare il mondo intero, ma ha preferito
aderire alla volontà del Padre e al suo imperscrutabile disegno di salvezza.
Volontà salvifica per eccellenza, dalla quale è scaturita una
salvezza universale: tutti se lo vogliono sono salvi, nessuno escluso!
E' dunque nell'unione alla volontà di Dio che si porta il massimo frutto:
La norma suprema della moralità è aderire alla sua volontà
perché allora si è veramente uniti a Lui perché in Dio
tutto coincide: non c'è distinzione tra la sua volontà e il suo
Essere. Per Dio volere è essere e essere è volere in quanto ,
essendo semplicissimo, in Lui non c'è composizione di sorta.
Per cui se siamo uniti al suo volere, siamo veramente uniti al suo essere, cioè
se facciamo la Sua volontà siamo veramente uniti a Lui e siamo il tralcio
che porta frutto. E se siamo uniti alla Sua volontà siamo anche uniti
al suo amore perché per Dio, volere e amare è tutt'uno e coincide
perfettamente. E questo amore produrrà amore anche in noi. L'amore divino
infonde e crea bontà nelle cose e nelle creature. Mentre noi amiamo le
cose e le creature perché sono buone e belle, Dio è amandole che
le rende buone e belle.
E poi, il Vangelo conclude con questa consolantissima promessa, diretta conseguenza
del rimanere in Lui: "Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,
chiedete quel che volete e vi sarà dato" . Che meraviglia! Chiedete
QUEL CHE VOLETE! Non "chiedete che la Sua volontà sia fatta",
ma quel che volete!Qui, chiaramente non c'è più bisogno di precisare
che sia fatta la sua volontà perché se rimaniamo in Lui, non possiamo
volere altro che quel che Lui vuole: c'è la perfetta unione di volontà.
L'insistenza dei testi di oggi va dunque tutta sul "rimanere in Lui",
sulla comunione con Lui, fonte suprema e imprescindibile della comunione tra
di noi. Se non c'è quella, cioè la prima, è illusione pura
credere di realizzare la seconda , cioè la pacifica convivenza tra i
popoli e la pacifica coabitazione con le differenze etniche e di vario genere.
"Senza di me non potete fare nulla".