Vangelo di oggi

18 agosto - Lc 12,49-53

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 49“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! 51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. 52 D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera".

  49 Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!

 Da una parte Gesù ha davanti a sé la sua missione: gettare fuoco sulla terra; dall’altra, egli stesso – in una forte tensione escatologica – è nell’attesa che Dio lo accenda. Che senso dare a questo «fuoco»?

 - Il fuoco è il simbolo della parola di Dio pronunciata dal profeta (Ger 5,14). Potrebbe riferirsi allora alla predicazione di Gesù destinata a portare grande frutto. Oppure il fuoco potrebbe essere visto in relazione ai versetti seguenti, come fattore di divisione all’interno della famiglia. Però questo non è possibile, poiché il v. 49 è stato aggiunto ai seguenti solo in un secondo momento. Il fuoco potrebbe essere anche inteso come realizzazione della profezia di Simeone: Gesù sarà segno di contraddizione.

 - Il fuoco è anche simbolo del giudizio divino purificatore (Is 66,15). In questo caso Gesù concepirebbe il suo invio in relazione all’imminente giudizio di Dio e si porrebbe egli stesso nell’attesa di questo evento.

  50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

 In questo versetto Gesù parla di un battesimo che deve ricevere. A cosa si riferisce? L’affermazione si illumina a partire da Mc 10,38, che utilizza la figura etimologica «essere battezzato con un battesimo», come allusione alla morte di Gesù. L’impiego del senso figurato del verbo baptizein (forma intensiva di baptein), «immergere», «sommergere», si incontra nella letteratura greca profana in modo vario: essere sommerso dal sonno, dalla sfortuna... ma una sola volta nella Bibbia: Is 21,4 (versione dei Settanta): «l’iniquità mi sommerge». L’immagine dell’essere travolto dalla sofferenza come dai flutti è più frequente nell’AT, ma senza il verbo baptizein. Gesù guarda con angoscia alla sua passione, come a un essere sommerso dalle onde della sofferenza.

 L’accostamento tra il v. 49 e il 50 è inatteso. Da una parte il senso è totalmente diverso e quindi il legame non può essere originale; dall’altra, il v. 50 è formalmente costruito – con meno semitismi – sul modello del v. 49. E’ dunque probabile che l’evangelista abbia riformulato e inserito in questo contesto la parola di Gesù letta in Mc 10,38. La parola «fuoco» ha orientato l’attenzione dell’evangelista sull’affermazione di Lc 3,16 (Giovanni che dice: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me... costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”) e a sua volta ha suggerito l’accostamento tra il v. 40 e il 50.

 In questo modo Luca:  - ha occasione di ricordare ai lettori che Gesù si sta dirigendo a Gerusalemme, verso la morte;  - pone il battesimo, cioè la morte di Gesù, come condizione preliminare al fuoco che Gesù porterà sulla terra. Questo fuoco per Luca, non è più il giudizio divino, ma lo Spirito Santo che Gesù risorto comunicherà.  L’evangelista legge questi versetti nella prospettiva della salvezza portata da Gesù. Ma come Gesù, anche i discepoli dovranno passare attraverso la sofferenza: è quanto Luca ricorda nei versetti seguenti.

  51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.

 Questa affermazione di Gesù è sconcertante: non era forse venuto a inaugurare la pace tra gli uomini? Certamente, Gesù ha aperto alle persone che accoglievano il suo messaggio un rapporto nuovo con Dio e con loro stesse; il Regno di Dio futuro sarà pienamente compiuto in un’umanità di pace. Nello stesso tempo però l’annuncio di Gesù avviene in un mondo dove esiste il male, il rifiuto, l’odio. E proprio l’accoglienza o meno della sua parola provocherà inevitabili separazioni fra gli uomini. L’utopia di una pace senza previ dolori non è per questo mondo. La missione del Messia non è di trasformare con un colpo di bacchetta magica il cuore degli uomini. Gesù si aggancia a un filone biblico e giudaico di tipo apocalittico: le tribolazioni e i dissensi attesi per gli ultimi tempi, segno della fine prossima. Adesso, con la sua predicazione, inizia questo tempo finale annunciato dai profeti.

  52 D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera".

 La divisione tra gli uomini che caratterizza gli ultimi tempi è stata ripresa da Mic 7,6. Luca aggiunge quel «d’ora in poi»: è un’espressione che dà il punto di vista dell’evangelista: la divisione non è più da riferire al tempo escatologico che precede di poco la fine, ma al tempo della Chiesa iniziato con la morte di Gesù. Vi si riflette l’esperienza di Luca che ha visto la rottura instaurarsi tra giovani e vecchi nelle famiglie, a causa del Vangelo. Dunque, egli caratterizza il suo tempo come tempo di conflitto, nella scia di Gesù, e questo fino alla Parusia.

 

Joomla templates by a4joomla
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su " Leggi l'informativa ".
Chiudendo, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.