Vangelo di oggi

22 settembre - Lc 8,4-15

Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10 Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano. 11 Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12 I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13 Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno.  14 Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15 Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

 Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 

Anche Luca riprende il discorso in parabole di Gesù che troviamo in Marco e Matteo, però ne riprende solo la parabola del seminatore e la sua spiegazione. Questa parabola è rivolta alla folla che da ogni città si incammina verso Gesù. Le indicazioni geografiche rimangono vaghe. Ricordiamo che Luca non conosceva per niente la Palestina e se ci dà delle indicazioni di luogo esse hanno solitamente un significato teologico e raramente sono aderenti alla realtà.

 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono.

Luca precisa che il seminatore semina il suo seme. Più avanti (v. 11) ci ricorda che questo seme è la parola di Dio. In Palestina era usanza gettare il seme e poi si ara. Sul terreno, lasciato incolto dalla mietitura di giugno, rimane l’erba bruciata dal sole e alcune piante spinose rinsecchite che poi verranno seppellite dal passaggio dell’aratro. La sorte della semente dipende dal tipo di terreno sul quale cade. Una parte può cadere sulla strada che delimita il campo o sullo stretto sentiero che attraversa il campo e che è stato formato dal continuo passare di uomini e animali. Solo Luca annota che la semente caduta sulla strada viene calpestata. Forse allude all’avversione di alcuni dinanzi al Vangelo o la negligenza di chi prende la predicazione alla leggera.

 Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono.

Nel terreno palestinese spesso lo strato roccioso si trova a fior di terreno, così le pianticelle non hanno lunga vita. C’è poi del grano che finisce insieme alle erbacce spinose. Spine e seme crescono insieme, ma alla fine le spine finiscono per soffocare il grano.

 Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto».

Per ultimo, in contrasto con il destino fallimentare della semente di prima, parte del grano cade nella terra fertile. La proporzione di seme che finisce sul terreno buono non è data: normalmente è la maggior parte: è chiaro che il contadino semina la terra coltivabile anche se sa che inevitabilmente c’è sempre del grano che va perso. Il risultato è straordinario: il seme produce frutto al centuplo. Luca non si interessa ai diversi gradi di rendimento (Mc 4,8), anzi probabilmente evita tale distinzione per non classificare i cristiani in prima e seconda categoria. La prospettiva è missionaria. L’evangelista vede nel centuplo i futuri risultati della missione della Chiesa nel mondo.

 Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

La parabola termina con un grido di Gesù, un grido alla sveglia, un appello a scoprire il significato del racconto e ad applicarlo alla propria esistenza. Gesù in questa parabola risponde forse ai dubbi nati dai suoi discepoli o dalla folla sul risultato poco appariscente della sua predicazione o del Regno che egli stava annunciando. Egli è ottimista nei confronti dell’efficacia della Parola di Dio.

 I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola.

Il gruppo dei discepoli interroga Gesù, non in disparte come ci dice Marco, ma rimanendo vicino alla folla degli ascoltatori. Già in questo modo Luca attenua la separazione tra i discepoli e la folla. I discepoli chiedono a Gesù non perché parla in parabole, ma il significato di quella parabola.

 10 Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano.

Questa risposta non è proprio inerente alla domanda dei discepoli. Si può leggere come un’introduzione a quanto dirà dopo. Ci sono dei misteri riguardanti il Regno di Dio, delle cose un po’ difficili da capire, che sono rimaste segrete e che ora vengono svelate ai discepoli, perché sono in una relazione speciale con Gesù. Chi non entra in questa relazione speciale non può comprendere la parabola. Nessuno ne è escluso.

 11 Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio.

Questa spiegazione sembra essere stata fatta dalla comunità cristiana, che ha dato un significato allegorico ai vari tipi di terreno che accolgono la semente, cioè la parola di Dio.

 12 I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 

L’immagine della semente caduta lungo la strada riguarda gli uomini che sono venuti a contatto con il Vangelo, ma sui quali la parola di Dio non ha avuto la possibilità di fare presa perché neutralizzata dall’azione del diavolo prima che potesse aprire l’uomo alla conversione. L’evangelista pensa a ciò che estrania l’uomo da Dio, lo chiude alla fede. Se non vi è fede non vi è salvezza.

 13 Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 

L’immagine della semente caduta sulla pietra è applicata alle persone che hanno accolto la parola, si sono aperte alla fede facendo l’esperienza della gioia, ma non hanno avuto perseveranza. La loro fede non ha radici, è effimera. Cedono davanti alle prove della vita, non tanto alle persecuzioni, ma alle normali difficoltà che tutti devono affrontare. Essi rinunciano così alla fede che avevano abbracciato.

 14 Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione.

Una serie di tre pericoli minaccia di soffocare a poco a poco coloro che sono diventati cristiani. Si tratta delle preoccupazioni in genere, le ricchezze (tema a cui Luca è molto sensibile) e i piaceri della vita. Le persone che si lasciano travolgere da queste realtà, lentamente si allontanano dalla vita di fede.

 15 Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

La terra buona permette di definire positivamente le esigenze di una vita cristiana autentica. Luca sottolinea prima di tutto la necessaria premessa per accogliere la Parola: un cuore integro e buono. Sembra l’applicazione di qualche virtù della cultura greca. Poi il frutto finale si raggiunge grazie alla perseveranza, allo sforzo di trattenere  quel bene che è la parola di Dio. Per Luca si tratta soprattutto della costanza nelle inevitabili difficoltà dell’esistenza cristiana che caratterizza il vero discepolo.

 

Joomla templates by a4joomla
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su " Leggi l'informativa ".
Chiudendo, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.