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Da questa pagina, potrai seguire le catechesi e le meditazioni sul pensiero e sull'azione di S. Caterina da Siena, patrona d'Europa, offerte da sr Elena Ascoli op, relatrice al Simposio Cateriniano (aprile 2003

Lettera 41
a fra Tommaso della Fonte

La Lettera 41 è indirizzata a fra Tommaso della Fonte, primo confessore della Santa.
Il tono della lettera è molto familiare e lasciare trasparire l'affettuosa amicizia, dovuta anche alla parentela, che legava Caterina a fra Tommaso.
Inoltre è una lettera che si potrebbe dire comunitaria in quanto con Canterina sono presenti, esplicitamente nominate alcune sorelle della penitenza particolarmente legate alla dolce mamma: con questo nome usavano chiamarla i figli spirituali della bella brigata.

1. Ogni lettera di Santa Caterina si apre con un desiderio da parte della santa per il suo destinatario. In questa lettera il desiderio è duplice. Il primo desiderio, all'inizio della lettera, è un augurio di buona salute sia spirituale che fisica per fra Tommaso. E' un po' il saluto di apertura di tutte.

2. Il secondo desiderio che nasce nel cuore di Caterina per fra Tommaso è invece espresso dopo una esplicito riconoscimento delle proprie mancanze da parte di Caterina. E' come se Ella desiderasse che fra Tommaso realizzasse nella vita spirituale tutto ciò in cui a lei sembra di essere mancante. Infatti scrive: E ancora ti prego , padre carissimo, di compiere il mio desiderio, quello cioè di vederti unito a Dio e in lui trasformato.

Ma sempre S. Caterina, dopo aver espresso il desiderio,insegna come realizzarlo. Mai, infatti Caterina esorta a qualcosa di grande senza darne la motivazione, il perché e senza indicare la via spirituale da percorre per giungere alla realizzazione del desiderio espresso al destinatario della sua Lettera. Scrive pertanto: Dio, Amore dolcissimo ed eterno, che ci hai insegnato il modo di trovare la tua santa volontà!
E subito spiega con parole che trasmettono la dottrina che il Padre eterno le trasmette anche nel Dialogo:"Se volete sentire e trovare il fuoco della mia volontà fate in modo di abitare sempre nella cella della vostra anima.

3. La cella interiore: questo è il luogo sacro dell'incontro con Dio e con se stessi. Qui l'uomo fa l'esperienza del proprio niente e di come tutto riceva momento dopo momento dall'amore misericordioso ed infinito del suo Creatore. Scrive per esempio in altre Lettere S. Caterina: Il rimedio è questo: che noi stiamo nella cella del conoscimento di noi; conoscendo noi per noi non essere, e la bontà di Dio in noi; riconoscendo l'essere, e ogni grazia che è posta sopra l'essere da lui. (L. 2)
In questa lettera dà inoltre un bellissimo esempio: noi siamo la terra e la vera conoscenza della volontà di Dio è l'acqua. Ma acqua e terra si trovano nel pozzo che è la cella stessa. A volte il nostro Dottore della Chiesa parla della cella come di un cielo. In questa lettera l'immagine è più severa, più impegnativa: indica lo forzo che bisogna fare per attingere l'acqua della vera conoscenza.

4. E' così indicato il cammino arduo dell'umiltà:
Entriamo , dunque, nelle profondità di questo pozzo: standoci dentro, necessariamente avverrà che conosciamo noi stessi e l'amore di Dio per noi. Conoscendo noi stessi come coloro che per sé non sono, diveniamo piccoli e umili, ed entriamo nel cuore di Cristo, ardente , consumato d'amore e squarciato dalla ferita , come una finestra senza imposte che non si chiude mai.
La Maestra Caterina non scoraggia mai, perché ella è discepola della Misericordia, è discepola del dolce Verbo incarnato che per noi si è fatto balia, per noi da buon cavaliere ha già combattuto la buona battaglia, per noi si è fatto incudine che ha sopportato i colpi dell'umiliazione, del dolore e della morte nella sua santa Passione. Ben altre immagini potremo trovare: Caterina prova una tale e riconoscente commozione nel contemplare il mistero dell'Incarnazione che non sa trovare parole per dire quanto Cristo abbia fatto per noi.
Non dimentichiamo però che nell'insegnamento cateriniano tutto ciò che il dolce Verbo incarnato, l'immacolato Agnello ha operato per noi è frutto del consiglio di misericordia e giustizia della SS.ma Trinità.

5. La lettera continua con una esclamazione di meraviglia che dice tutto l'amore di cui è infiammato il cuore di Caterina. Ella non è mai una fredda Maestra che insegna distante e moraleggiante. No. La nostra Sorella Domenicana vive con umiltà ciò che insegna e con chi può, come in questo caso fra Tommaso, ne condivide l'emozione e la gioia: Amore, Amore dolce, apri, apri la nostra memoria perché possiamo accogliere e conservare il tuo grande amore e il nostro intelletto per poterlo comprendere! Poiché comprendendolo amiamo, e amando siamo uniti e trasformati dall'affetto della carità nostra madre.

6. Frutto di questa conoscenza di sé e della volontà di Dio, che sempre vuole la nostra santificazione è di essere trasformati dalla carità in altri cristi: stando in Cristo e con Cristo impariamo ad amare, a pensare a volere come Lui ama, pensa e vuole. Come non pensare alle parole stesse del divino Maestro: mio cibo è fare la volontà del Padre. Questo è il grande e sacro desiderio di Caterina che ha il cuore di Cristo. Il suo è un amore che sa essere molto personale per coloro che le sono accanto e eppur sempre universale:
Questo l'anima mia desidera per te particolarmente e per ogni uomo.

7. Ben sappiamo che l'identificazione si opera abbracciando Cristo crocifisso, la sua Croce: anzi Caterina usa sempre una espressione molto profonda ed incisiva: abbiate sempre per obbietto Cristo crocifisso. Oppure esorta a leggere nel Libro della carità, che è il Crocifisso, scritto con caratteri così grossi che anche un analfabeta può leggere.
8. L'ultima parte della lettera ha un tono nuovamente familiare, che riecheggia delle situazioni ben concrete di fra Tommaso. E' bella perché ci fa conoscere:
a. L'amore di Caterina per S. Agnese di Montepulciano e per quel monastero che ancora tutto profumava della santità di Agnese.
b. La sua fraterna, ma anche materna preoccupazione per fra Tommaso: l'importante è comunque che scelga ciò che è migliore per la sua anima.
c. Il senso di responsabilità che sempre Santa Caterina prova nei confronti delle anime che il Signore in qualche modo le ha affidato mettendole sul suo cammino della vita terrena. Sappiamo che anche prima di morire questa è stata una sua grande preoccupazione e come abbia promesso di far riversare su quanti la seguiranno tutte le grazie che lei stessa ebbe sulla terra.
d. Infine ancora un atto di umiltà: non dimentichiamo che fra Tommaso è stato suo confessore: Credo che l'ineffabile amore di Dio voglia purificarmi e correggere la mia iniquità. E Dio fa questo per un amore particolare, affinché io conosca me stessa.

La firma, se così si può dire, è molto particolare. Dopo aver evocato le sue sorelle, forse anche scrivane, infatti Caterina sempre dettava le sue lettere, ella nomina se stessa così: Caterina, serva di Dio, liberata dal sangue del Figlio di Dio. Perdonami, se avessi detto parole presuntuose.
Ma mai termina al negativo, perché subito aggiunge: Dio ti infiammi del suo amore. Gesù dolce, Gesù amore