BergamoMonastero Matris Domini
    | | | | | | | | | | | | |





Il campanile

Webmonaca

Carta stradale. Clicca...

Le monache al cuore della Santa predicazione

PROLOGO

Riflessione spirituale e teologica sulla vita contemplativa domenicana

(293) Nella Chiesa un modello per la monaca è Maria, la Madre di Gesù. Noi, frati e monache riuniti in uno spirito di fecondo dialogo al capitolo generale di Providence, cogliamo un'illuminazione teologica complementare nell'icona di Elisabetta che incontra il Verbo mediante la visita di Maria. A partire da ciò, il capitolo vorrebbe condividere una riflessione su questo punto e su altri temi riguardanti la vita delle nostre sorelle monache domenicane, per poter continuare un ricco dialogo.

ARDENTE ATTESA

(294) Elisabetta è presentata nel Vangelo come la personificazione del popolo di Israele che desidera ardentemente il compimento delle promesse di Dio. Durante gli anni di una vita apparentemente "inutile", Elisabetta spera ardentemente la venuta del Messia (Lc 1, 6-7). Con il suo popolo Elisabetta fa l'esperienza della dolorosa distanza da Dio e brilla come donna di profonda fede e di grande speranza nella misericordia di Dio (Lc 1, 25).

(295) Come la sua parente spirituale Elisabetta, la monaca domenicana spende la sua vita in qualcosa che può sembrare a molti una vocazione "inutile". In comunione con la lunga tradizione del monachesimo cristiano ella conduce una vita di profonda fede e ardente attesa, identificandosi coli le sofferenze dell’umanità in cammino verso Dio su una strada difficile ma piena di speranza.

INCONTRO ACCOGLIENTE

(296) Nella visitazione Elisabetta apre la sua porta per incontrarsi con la presenza nascosta del Verbo, lo Sposo di Israele, nel seno dì sua Madre. In questo incontro pieno di grazia ella prova nel profondo della sua anima la gioia anticipata della salvezza del mondo.

(297) Così la monaca dell'Ordine dei Predicatori vive anch'ella, nella sua vita nascosta, un continuo incontro col Verbo, un'accoglienza della Parola che sarà predicata; lo fa con la preghiera, la penitenza e lo studio, nel silenzio e nella clausura. La sua esistenza diventa così una lectio divina vissuta, una scoperta dell'avvento del Verbo non solo nei testi, ma nel cuore (cfr. LCM 99).

AL CUORE DELLA SANTA PREDICAZIONE

(298) Portando Giovanni Battista nel suo seno, Elisabetta si prepara a dare al mondo colui che "preparerà la via al Signore": «Molti si rallegreranno della sua nascita... e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio» (Le 1, 14-17). In questo modo ella partecipa alla predicazione del Verbo dato che, senza la sua fedele attesa di Dio, il Verbo, che è il Cristo, non cade in una terra fertile. Grazie alla fedeltà di Dio, Elisabetta mette al mondo l'Amico dello Sposo che rende testimonianza a Cristo con la sua predicazione.

(299) Nei nostri monasteri domenicani questa partecipazione alla predicazione del Verbo è fatta dall'intera comunità. Infatti, la comunità vive tutta la sua vita «al cuore della Santa Predicazione» (LCM 35. 1). Ciò si realizza soprattutto mediante l'intercessione (per i frati e l'intera Famiglia domenicana, come pure per il mondo nel quale essi sono inviati), la carità nella vita comune, la celebrazione liturgica e l'accoglienza. Elisabetta aprendo la sua casa alla visita di Maria offre un’immagine utile alla comprensione della clausura nella tradizione domenicana. Il focolare di Elisabetta ha ricevuto nella sua intimità colei che portava il Verbo, Maria, e ha dato al mondo il Precursore della salvezza, Giovanni.

Così nella nostra tradizione, la clausura esiste in vista dell'accoglienza di Dio in Cristo e per poter poi inviare la grazia di Dio nel mondo. Per questo l'accoglienza domenicana nei monasteri delle nostre monache gioca un ruolo importante nella Santa Predicazione. Nei monasteri, che cercano di essere dei focolari che irradiano la carità (cfr. LCM 14), l’accoglienza è sempre, in modo misterioso, apertura alla presenza inattesa del Verbo di Dio nell'altro, come pure una preparazione spirituale e una partecipazione alla predicazione di questo stesso Verbo.

(300) Come il monastero di Notre-Dame di Prouille fu la culla della ,Santa Predicazione, così il modo di vita della monaca domenicana nelle sue tre dimensioni costitutive è la matrice dello sviluppo della vita dell'Ordine. La missione dei domenicani di trasmettere i frutti della contemplazione con la predicazione e l'insegnamento non può essere correttamente vissuta senza un giusto riferimento a questa fonte che è origine di tutto. I fiumi d'acqua viva hanno bisogno della sorgente profonda e nascosta se devono continuare a comunicare la vita di Dio a un mondo che ha sete della Verità.

DOMENICO E LE MONACHE

DELL'ORDINE DEI PREDICATORI

(301) A partire dalla storia di Prouille, di San Sisto (cfr Beata Cecilia, Miracula S. Dominici, n. 14), e della Beata Diana di Bologna, è chiaro che San Domenico ha fondato le prime comunità delle nostre monache aggregandole alla Santa Predicazione mediante la professione fatta alla sua propria persona. Dunque allo stesso modo, il Maestro dell'Ordine, successore di san Domenico, conferma il ruolo dei monasteri nella missione della predicazione accettando il legame della professione che lega i loro membri alla sua persona.

(302) Dato che la professione della monaca è fatta al Maestro dell'Ordine e alla priora del monastero, è necessario articolare la relazione tra la partecipazione alla missione universale da una parte, e l’autonomia dei monasteri dall’altra.

(303) Notiamo innanzitutto che la missione dell'Ordine derivante dal carisma di Domenico e assegnata dalla Chiesa universale è, per sua natura, globale, mentre lo scopo della predicazione domenicana è la formazione delle Chiese locali caratterizzate dalla santità evangelica. Ora metteremo questo duplice principio in rapporto alla situazione dei nostri monasteri in una prospettiva teologica e spirituale.

(304) Aspetti universali:

I. Poiché i monasteri delle monache sono la fervente fonte dell'efficacia della Santa Predicazione, essi sono in rapporto con la realtà globale di quest' ultima nel loro nucleo contemplativo. Per questo ogni monastero è essenzialmente legato alle strutture universali dell'Ordine con il Maestro come suo supremo moderatore.

2. La professione delle monache al Maestro dell'Ordine, espressione della comunione universale nel carisma domenicano, dà ad ogni monastero il dovere di aprirsi ad altri (cfr LCM 2. 1) per meglio adempiere al suo ruolo di incessante sorgente d'ispirazione per la Santa Predicazione nel mondo intero.

(305) Aspetti locali:

I. Poiché la vita dei monasteri esemplifica il fine della predicazione domenicana, essi costituiscono di per sé una realizzazione in miniatura di una Chiesa locale, spiritualmente radicati in un luogo e uniti da un vincolo di comunione al vescovo diocesano.

2. La professione delle monache alla priora del monastero, espressione dell'autonomia di ogni monastero, richiede ad ogni comunità di incaricarsi della propria vita in modo tale che il suo essere "microChiesa" sia reso visibile. Ciò implica la messa in pratica, secondo il suo proprio spirito di famiglia, di tutti gli elementi della santità evangelica che contiene la predicazione domenicana (cfr. LCM 3. 11).

(306) In sintonia con Bologna, n. 159, il Promotore delle monache, a nome del Maestro dell'Ordine, ha scritto a tutti i monasteri chiedendo delle petizioni circa i cambiamenti del LCM che essi reputano necessari. E’ stato chiesto alla Commissione Internazionale delle Monache di studiare questi cambiamenti e trasmettere i risultati alla Commissione sulle monache di questo capitolo per fare le proposte al Maestro dell'Ordine secondo LCM 182. Data la mole di lavoro di preparazione per il capitolo generale da parte della Commissione Internazionale delle Monache e, durante il capitolo, da parte della Commissione sulle monache, uno studio soddisfacente di queste petizioni non è stato ancora possibile.

Petizione

(307) Chiediamo dunque che sia istituita una commissione, costituita da membri della Commissione Internazionale delle Monache e da altri esperti, per studiare i suddetti mutamenti al Libro delle Costituzioni

delle Monache secondo le norme indicate in LCM 182. Questa stessa commissione dovrebbe anche studiare i temi citati nella petizione n. 157 del capitolo generale di Bologna, ossia: il potere del Maestro dell'Ordine e dei capitoli generali sulle monache e le sue implicazioni.

LA VITA DELLE MONACHE

(308) E’ nella vita che le grandi ragioni della vocazione delle monache diventano realtà. È la vita "giorno per giorno" che costituisce l'autentica predicazione dei monasteri. Ciò che fa delle monache delle vere predicatrici è il modo in cui sono superate le situazioni a volte dolorose e il modo di godere della vita comune, del silenzio, dello studio e della preghiera.

(309) Il capitolo ha ricevuto molte petizioni e suggerimenti che si riferiscono a varie situazioni della vita delle monache. Vogliamo condividere alcune riflessioni e proposte che, speriamo, saranno accolte amorevolmente.

ASSISTENZA DEI FRATI AI MONASTERI

Ci siamo sentiti interpellati da petizioni ricevute che chiedevano ai frati di impegnarsi maggiormente nel servizio dei monasteri. Sappiamo che nelle nostre leggi e nella nostra tradizione ciò è sempre stato preso in considerazione e incoraggiato.

Petizione

(311) Chiediamo quindi al vari superiori maggiori che hanno dei monasteri nel loro territorio di mettere a loro disposizione dei frati che possano collaborare alla formazione delle monache e prestare attenzione ai loro bisogni spirituali.

(312) Anzi, desideriamo dire ancora di più! Comprendiamo che l'aiuto deve essere reciproco in quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri. t essenziale perciò stabilire una relazione fraterna e aperta tra i frati e le monache. La relazione ministeriale del prete e magisteriale del professore è indispensabile, ma non sufficiente. E logico e auspicabile che l'amicizia sia una relazione normale tra monache e frati. Crediamo che questa amicizia che abbiamo visto tra il nostro fondatore e le monache di San Sisto o tra il beato Giordano e la beata Diana e le monache di Bologna, è un'autentica predicazione domenicana.

LA FORMAZIONE DEI FRATI E LA VITA CONTEMPLATIVA DELLE MONACHE

(313) Questa relazione fraterna, questa preoccupazione reciproca degli uni per gli altri non può né deve improvvisarsi. Essa dovrebbe iniziare col processo di formazione delle monache e dei frati.

Petizione

(314) Dato che la conoscenza della specificità di ogni vocazione in seno all'Ordine e alla Famiglia domenicana è fondamentale, chiediamo ai formatori dei frati di includere nei loro programmi di formazione la conoscenza esatta di cosa sia la vita contemplativa delle nostre monache e la sua relazione con la nostra missione di predicatori (cf. Relazione del Maestro dell'Ordine al Capitolo Generale di Caleruega, 1995, Sezione sulle monache).

Gli studi teologici delle monache

(315) Il Libro delle Costituzioni delle Monache ingiunge loro di formarsi specialmente nelle Sacre Scritture e nella liturgia, patrologia e pensiero di san Tommaso (cf. LCM 101.11 - 111), in modo tale da prepararle alla lectio divina (cf.r. LCM 100.1), contribuire alla maturità umana (ibid.) e nutrire la contemplazione (cfr. LCM 100.11). Nella sua lettera sulla vita delle monache, Una città posta in cima al monte non può nascondersi: una vita contemplativa (2001), fr. Timothy Radcliffe scrive:

La teologia non è semplicemente una disciplina intellettuale. Essa fa parte della nostra ricerca del Signore nel giardino, della nostra sete di senso, del nostro ingresso nel mistero dell'amore ( ... ). Una parte essenziale della formazione di una monaca domenicana consiste nello studio delle Sacre Scritture e della teologia. (#4, "Lo studio della Teologia").

(316) I capitoli generali di Oakland (159), di Messico (123) e di Bologna (41; 116) hanno sottolineato, in vari modi, la responsabilità che i frati hanno di aiutare le monache nella formazione teologica che, ove conviene, può essere coordinata con quella dei frati studenti e di altri membri della Famiglia domenicana. Rinnoviamo queste raccomandazioni.

Petizione

(317) Per poter realizzare concretamente queste raccomandazioni, chiediamo che a tutti i nostri monasteri sia offerto l'accesso alle risorse teologiche dei frati sia (i) mediante una serie di corsi da farsi nel monastero stesso, sia (ii) mediante l'insegnamento a distanza, sia (iii) tramite Internet, sia (iv) ove possibile, con la partecipazione ai corsi regolari offerti dalle case di studio dell'Ordine o da altre istituzioni.

RINFORZARE GLI ANTICHI MONASTERI 0 FONDARNE DEI NUOVI

(318) Questo capitolo generale crede che è molto positivo il fatto che la vita domenicana si faccia presente nelle sue diverse forme là dove,

(319) Esprimiamo la nostra gratitudine per la generosità di tante mona che dei monasteri fondati da molto tempo, ricchi in un determinato periodo di vocazioni, che lasciarono i loro monasteri per fondare o sostenere la vita domenicana in luoghi lontani. In molti casi, Dio ha ricompensato questa generosità con un'abbondanza di vocazioni. La generosità delle suore si manifesta ora nel non pretendere di compensare l'attuale mancanza di vocazioni con monache provenienti da questi monasteri, ma mantenendo il piano previsto per le fondazioni e il rinforzo dei monasteri.

Petizione

(320) Chiediamo al Promotore delle monache congiuntamente al Promotore della vita apostolica, e in collaborazione con la Commissione Internazionale delle Monache e le federazioni, di fare una mappa per reperire i luoghi in cui la vita monastica domenicana è o potrebbe essere presente. Su questa base essi dovrebbero fare, prima della fine del 2002, una valutazione coordinata dei luoghi in cui, in futuro, la vita monastica potrebbe essere rinforzata o fondata.

I MONASTERI D'IMPORTANZA STORICA

(321) Uno dei segni del nostro tempo è l'importanza data ai luoghi: ossia ciò che questi luoghi dicono agli uomini o alle donne di oggi. Il significato che i santuari hanno acquisito attualmente ne è un indice.

(322) Nell'Ordine abbiamo vari santuari legati alla vita del nostro fondatore. Questi luoghi storici hanno per noi un senso nella misura in cui sono abitati dai figli e dalle figlie di san Domenico. Vorremmo attirare l'attenzione su Prouille, Caleruega, San Sisto a Roma, Sant' Agnese a Bologna, San Domenico il Reale a Madrid come esempi di monasteri storici di cui occorre prendersi cura.

(323) Consapevole della sua attuale fragilità, il monastero di Prouilie ha tentato in vari di migliorare la situazione della comunità. Da ultimo, le monache hanno deciso di mettere se stesse e l'avvenire del monastero nelle mani dei precedente Maestro dell'Ordine. Fra Timothy Radcliffe ha risposto a questa richiesta nominando la commissione: Il futuro della presenza domenicana a Prouille. Dopo gli incontri con questa commissione la comunità di Prouille chiede ora la trasformazione del proprio monastero in una comunità internazionale di monache. Allo stesso tempo le monache sono interessate ad avere, nel medesimo luogo, dei membri degli altri rami della Famiglia domenicana per rappresentare e compiere la missione comune dell'Ordine.

(324) E una richiesta che vogliamo sostenere. È un esempio del tipo di risposta che potrebbe essere data in futuro agli altri monasteri appena citati.

Petizione

(325) Chiediamo al Promotore delle monache, insieme con la Commissione Internazionale delle Monache, di sollecitare le varie federazioni e i vari monasteri ad interessarsi al potenziamento del primo monastero dell'Ordine con l'invio di monache. Riconosciamo che la fori nazione di monasteri internazionali richiede sensibilità culturale e maturità. Allo stesso tempo, la testimonianza che tali comunità possono rendere trova le sue radici nel vangelo stesso che noi proclamiamo.

MONASTERI IN CUI, A CAUSA DEL RIDOTTO NUMERO DI MONACHE E DEI LIMITI IMPOSTI DALL' ETA 0 DALLA MALATTIA, NON SI PUO’ CONDURRE DEGNAMENTE UNA VITA CONTEMPLATIVA DOMENICANA

(326) E’ lodevole osservare come nei monasteri con poche monache e più suore malate e anziane, si eserciti la carità tra forti e deboli e si conservi l'entusiasmo per condurre con dignità la celebrazione liturgica e la vita comune. E una grande testimonianza, un'autentica predicazione.

(327) Come ci ha ricordato fr. Timothy nella sua lettera all'Ordine sulla vita contemplativa, a volte la situazione di debolezza e di povertà giunge a un punto tale che è molto difficile condurre una vera vita domenicana. Fr. Damian Byrne ha parlato anch'egli della medesima situazione nella sua lettera alle monache: vi rinviamo a quanto vi è detto. Conosciamo anche la preoccupazione dei vescovi e delle federazioni per alcuni monasteri che si trovano in questa situazione. Con il più grande rispetto e ammirazione per queste comunità,osiamo dirvi, sorelle nostre, quanto segue:

(328) La vostra scelta di vivere la vostra vocazione di monaca domenicana in un particolare monastero appartiene alla vostra chiamata. Comprendiamo che questa scelta non riguarda tanto il luogo né l'edificio quanto piuttosto la comunità che vi vive. Se la comunità non può più vivere degnamente la sua vocazione diventa necessario cercare un'autentica vita comunitaria. Questo può avvenire in vari modi; ci potrebbero essere due soluzioni possibili:

1. abbandonando le mura che vi hanno accolte e che avete realmente amate per poter vivere, giustamente, come avete scelto e promesso i vivere;

2. accettare il cambiamento di vita implicato dal ricevere monache di altri monasteri che s'impegnano generosamente nella costruzione e nel rinnovamento della vita della vostra comunità.

(329) L’esperienza ha spesso mostrato che il profondo dolore prodotto dall'abbandono del monastero si trasforma in gioia ritrovando un'autentica vita comunitaria, una degna vita liturgica e tante altre cose. Esempi come quelli del monastero di Dax, Lussemburgo, Las Lauras di Valladolid, Benebarre, Pratovecchio, Osuna, Madre de Dios a Toledo, ecc... illustrano questa esperienza.

(330) E necessario comprendere fin dagli inizi della formazione della monaca che la scelta di un monastero, cioè il luogo o l'edificio, è in funzione del modo di vita della monaca domenicana. t questo modo di vita che dovrebbe essere sempre ricercato e al quale non si può mai rinunciare.

LA COMMISSIONE INTERNAZIONALE DELLE MONACHE

(331) Il capitolo generale di Oakland raccomandò al Maestro dell'Ordine di istituire una Commissione Internazionale delle Monache (n. 154); descrisse i suoi compiti (n. 155) e propose, come strumento per la loro attuazione, la creazione di un organo di comunicazione internazionale tra i monasteri (n. 156).

(332) La prima Commissione Internazionale fu nominata da fra Damian Byrne nel 1990; c'erano in questa commissione quattro monache come membri, due altre come segretarie e il Promotore generale. La seconda Commissione Internazionale fu nominata da fra Timothy Radcliffe nel 1994 ed era costituita da 11 monache rappresentanti le differenti regioni e/o federazioni del "mondo monastico domenicano" e dal Promotore generale. Nel 1999 il mandato di questa commissione fu prolungato fino alla fine del 2001. Ogni commissione si è incontrata per tre volte.

(333) Sebbene la creazione della Commissione Internazionale sia rimasta controversa tra alcune monache, in effetti essa ha portato a una comprensione più profonda della vita monastica domenicana. Si dovrebbe prenderne atto anche se alcuni compiti indicati dal capitolo generale di Oakland non sono stati compiuti dalla Commissione Internazionale fino al presente.

(334) Il primo numero di Monialibus International Bulletin è stato pubblicato nel marzo 2001. Esso è stato molto apprezzato in molti monasteri.

(335) Nell'ultimo incontro della Commissione Internazionale che ha avuto luogo a Caleruega dal 17 al 24 giugno 2001, sono sorte nuove idee per permettere alla commissione di compiere meglio il suo compito, per esempio:

1. stabilire una "rete di comunicazione" approfittando che la maggior parte dei monasteri hanno l'accesso a  Internet;

2. formare una équipe di traduttrici tra le monache per facilitare la comunicazione;

3. nominare una redattrice capo per Monialibus International Bulletin che dovrebbe essere pubblicato tre tre volte all’anno (Natale, Pasqua, San Domenico);

4. promuovere la continuità nel lavoro della Commissione Internazionale prolungando il mandato a sei anni e creando per i suoi membri un "accavallamento" dei termini dei mandato;

5. fare un incontro annuale della Commissione Internazionale;

6. per quanto concerne la partecipazione delle monache ai capitoli generali, chiedere al Maestro dell'Ordine di invitare sempre lo stesso numero di monache provenienti sia dalla Commissione Internazionale che d'altrove;

7. lasciare a ciascuna delle undici regioni/federazioni la libertà di scegliere il proprio modo di proporre dei membri alla Commissione Internazionale: ciascuna presenta tre "candidate" possibili e il Maestro dell'Ordine è quindi libero di scegliere e nominare il membro.

(336) Ringraziamo la Commissione Internazionale per il suo lavoro e incoraggiamo i suoi membri a realizzare le loro idee.

Petizione

(337) Chiediamo al Maestro dell'Ordine di tener conto delle proposte della Commissione Internazionale appena citate.

FEDERAZIONI, ASSOCIAZIONI E ALTRE FORME DI COLLABORAZIONE

(338) Oggi si parla spesso della collaborazione nel contesto dell'autonomia. ogni monastero dell'Ordine è autonomo. Fra Tirnothy Radcliffe spiega questo tema nella sua lettera all'Ordine (maggio 2001):

E’ nella comunione con gli altri che incontriamo la vera libertà e l'autentica autonomia. Autonomia non vuol dire autarchia. Per questo la Chiesa stima le federazioni di monasteri, perché il sostegno reciproco delle federazioni può aiutare individualmente a "salvaguardare e promuovere i valori della vita contemplativa" (Verbi Sponsa 27).

(339) La maggior parte dei monasteri domenicani sono federati o associati, alcuni da molto tempo, e i frutti di questo aiuto reciproco e della comunione fraterna sono, in molti casi, evidenti: una maggiore fiducia, l'apertura agli altri e l'approfondimento dello spirito domenicano. Leggiamo nella Vita consecrata 59:

Salvaguardando sempre la legittima autonomia dei monasteri, queste organizzazioni possono offrire un sostegno reale per risolvere nel miglior modo possibile i problemi comuni, come il giusto rinnovamento, la formazione iniziale e permanente, il sostegno economico reciproco, e perfino la riorganizzazione degli stessi monasteri.

Il capitolo generale sostiene ed incoraggia la continua promozione di un atteggiamento di collaborazione in uno spirito di reciproca fiducia, e invita i monasteri a collaborare con la Curia Generalizia dell'Ordine coi medesimo spirito (cfr. LCM, Appendice I, Ordinazione n. 15).

PRESENZA DELLE MONACHE Al CAPITOLI GENERALI DEI FRATI

Raccomandazioni

(340) Abbiamo ricevuto una considerevole varietà di petizioni sulla presenza delle monache ai capitoli generali. In continuità col capitolo generale di Bologna (n. 158), questo capitolo raccomanda che esse continuino a partecipare, e ciò per tre ragioni:

1. la loro presenza testimonia il posto delle monache "al cuore della Santa Predicazione";

2. il capitolo può ricorrere a loro nelle questioni che riguardano interessi e preoccupazioni comuni;

3. nel lavoro delle commissioni esse possono apportare la loro propria esperienza contemplativa di donne per l'arricchimento dei temi studiati.

(341) Raccomandiamo che il numero delle monache presenti al capitolo generale non superi dieci, secondo la petizione di Bologna (n. 158).

(342) Per uno studio più profondo, rinviamo la questione sul diritto di voto delle monache nell'elezione del Maestro dell'Ordine e le ordinazioni che le riguardano alla Commissione succitata (cfr. 307).

LA VISITA DEL MAESTRO DELL'ORDINE AI MONASTERI

(343) Tra i compiti affidati al Maestro dell'Ordine uno dei più importanti è la visita. Infatti, in quanto superiore regolare (LCM 238), il Maestro dell'Ordine può sempre fare la visita per quanto concerne il governo interno del monastero (LCM 228.111). Lo scopo della visita è aiutare la comunità ad essere «realmente responsabile della propria vita e libera di accettare le sue sfide» (cfr. Timothy Radcliffe nella sua lettera all'Ordine sulle monache).

(344) Consapevoli della sua importanza, incoraggiamo le monache a richiedere questo servizio al Maestro dell'Ordine in modo che, egli stesso o un suo delegato, possa compiere tale visita ogni due (LCM 227. 111. 3) o tre anni.

Raccomandazione

(345) Avendo ricevuto una lettera che informava il capitolo sul processo di beatificazione della serva di Dio Teresa Chikaba-Juliana, monaca domenicana che lasciò l'Africa del West per la Spagna, sosteniamo anche noi questo processo come ricordo della nostra vocazione universale alla santità.