Le
monache al cuore della Santa predicazione
PROLOGO
Riflessione
spirituale e teologica sulla vita contemplativa domenicana
(293)
Nella Chiesa un modello per la monaca è Maria, la Madre di Gesù.
Noi, frati e monache riuniti in uno spirito di fecondo dialogo
al capitolo generale di Providence, cogliamo un'illuminazione
teologica complementare nell'icona di Elisabetta che incontra
il Verbo mediante la visita di Maria. A partire da ciò, il capitolo
vorrebbe condividere una riflessione su questo punto e su altri
temi riguardanti la vita delle nostre sorelle monache domenicane,
per poter continuare un ricco dialogo.
ARDENTE
ATTESA
(294)
Elisabetta è presentata nel Vangelo come la personificazione
del popolo di Israele che desidera ardentemente il compimento
delle promesse di Dio. Durante gli anni di una vita apparentemente
"inutile", Elisabetta spera ardentemente la venuta
del Messia (Lc 1, 6-7). Con il suo popolo Elisabetta fa l'esperienza
della dolorosa distanza da Dio e brilla come donna di profonda
fede e di grande speranza nella misericordia di Dio (Lc 1, 25).
(295)
Come la sua parente spirituale Elisabetta, la monaca domenicana
spende la sua vita in qualcosa che può sembrare a molti una
vocazione "inutile". In comunione con la lunga tradizione
del monachesimo cristiano ella conduce una vita di profonda
fede e ardente attesa, identificandosi coli le sofferenze dell’umanità
in cammino verso Dio su una strada difficile ma piena
di speranza.
INCONTRO
ACCOGLIENTE
(296)
Nella visitazione Elisabetta apre la sua porta per incontrarsi
con la presenza nascosta del Verbo, lo Sposo di Israele, nel
seno dì sua Madre. In questo incontro pieno di grazia ella prova
nel profondo della sua anima la gioia anticipata della salvezza
del mondo.
(297) Così la
monaca dell'Ordine dei Predicatori vive anch'ella, nella sua
vita nascosta, un continuo incontro col Verbo, un'accoglienza
della Parola che sarà predicata; lo fa con la preghiera, la
penitenza e lo studio, nel silenzio e nella clausura. La sua
esistenza diventa così una lectio divina vissuta, una
scoperta dell'avvento del Verbo non solo nei testi, ma nel cuore
(cfr. LCM 99).
AL
CUORE DELLA SANTA PREDICAZIONE
(298)
Portando Giovanni Battista nel suo seno, Elisabetta si prepara
a dare al mondo colui che "preparerà la via al Signore":
«Molti si rallegreranno della sua nascita... e ricondurrà molti
figli d'Israele al Signore loro Dio» (Le 1, 14-17). In questo
modo ella partecipa alla predicazione del Verbo dato che, senza
la sua fedele attesa di Dio, il Verbo, che è il Cristo, non
cade in una terra fertile. Grazie alla fedeltà di Dio, Elisabetta
mette al mondo l'Amico dello Sposo che rende testimonianza a
Cristo con la sua predicazione.
(299)
Nei nostri monasteri domenicani questa partecipazione alla predicazione
del Verbo è fatta dall'intera comunità. Infatti, la comunità
vive tutta la sua vita «al cuore della Santa Predicazione» (LCM
35. 1). Ciò si realizza soprattutto mediante l'intercessione
(per i frati e l'intera Famiglia domenicana, come pure per il
mondo nel quale essi sono inviati), la carità nella vita comune,
la celebrazione liturgica e l'accoglienza. Elisabetta
aprendo la sua casa alla visita di Maria offre un’immagine utile
alla comprensione della clausura nella tradizione domenicana.
Il focolare di Elisabetta ha ricevuto nella sua intimità colei
che portava il Verbo,
Maria, e ha dato al mondo il Precursore della salvezza, Giovanni.
Così
nella nostra tradizione, la clausura esiste in vista dell'accoglienza
di Dio in Cristo e per poter poi inviare la grazia di Dio nel
mondo. Per questo l'accoglienza domenicana nei monasteri delle
nostre monache gioca un ruolo importante nella Santa Predicazione.
Nei monasteri, che cercano di essere dei focolari che irradiano
la carità (cfr. LCM 14), l’accoglienza è sempre, in modo misterioso,
apertura alla presenza inattesa del Verbo di Dio nell'altro,
come pure una preparazione spirituale e una partecipazione alla
predicazione di questo stesso Verbo.
(300)
Come il monastero di Notre-Dame di Prouille fu la culla della
,Santa Predicazione, così il modo di vita della monaca domenicana
nelle sue tre dimensioni costitutive è la matrice dello sviluppo
della vita dell'Ordine. La missione dei domenicani di trasmettere
i frutti della contemplazione con la predicazione e l'insegnamento
non può essere correttamente vissuta senza un giusto riferimento
a questa fonte che è origine di tutto. I fiumi d'acqua viva
hanno bisogno della sorgente profonda e nascosta se devono continuare
a comunicare la vita di Dio a un mondo che ha sete della Verità.
DOMENICO
E LE MONACHE
DELL'ORDINE
DEI PREDICATORI
(301)
A partire dalla storia di Prouille, di San Sisto (cfr Beata
Cecilia, Miracula S. Dominici, n. 14), e della
Beata Diana di Bologna, è chiaro che San Domenico ha fondato
le prime comunità delle nostre monache aggregandole alla Santa
Predicazione mediante la professione fatta alla sua propria
persona. Dunque allo stesso modo, il Maestro dell'Ordine, successore
di san Domenico, conferma il ruolo dei monasteri nella missione
della predicazione accettando il legame della professione che
lega i loro membri alla sua persona.
(302)
Dato che la professione della monaca è fatta al Maestro dell'Ordine
e alla priora del monastero, è necessario articolare la relazione
tra la partecipazione alla missione universale da una parte,
e l’autonomia dei monasteri dall’altra.
(303)
Notiamo innanzitutto che la missione dell'Ordine derivante dal
carisma di Domenico e assegnata dalla Chiesa universale è, per
sua natura, globale, mentre lo scopo della predicazione
domenicana è la formazione delle Chiese locali caratterizzate
dalla santità evangelica. Ora metteremo questo duplice principio
in rapporto alla situazione dei nostri monasteri in una prospettiva
teologica e spirituale.
(304)
Aspetti universali:
I.
Poiché i monasteri delle monache sono la fervente fonte dell'efficacia
della Santa Predicazione, essi sono in rapporto con la realtà
globale di quest' ultima nel loro nucleo contemplativo. Per
questo ogni monastero è essenzialmente legato alle strutture
universali dell'Ordine con il Maestro come suo supremo moderatore.
2.
La professione delle monache al Maestro dell'Ordine, espressione
della comunione universale nel carisma domenicano, dà ad ogni
monastero il dovere di aprirsi ad altri (cfr LCM 2. 1) per meglio
adempiere al suo ruolo di incessante sorgente d'ispirazione
per la Santa Predicazione nel mondo intero.
(305)
Aspetti locali:
I.
Poiché la vita dei monasteri esemplifica il fine della predicazione
domenicana, essi costituiscono di per sé una realizzazione in
miniatura di una Chiesa locale, spiritualmente radicati in un
luogo e uniti da un vincolo di comunione al vescovo diocesano.
2.
La professione delle monache alla priora del monastero, espressione
dell'autonomia di ogni monastero, richiede ad ogni comunità
di incaricarsi della propria vita in modo tale che il suo essere
"microChiesa" sia reso visibile. Ciò implica la messa
in pratica, secondo il suo proprio spirito di famiglia, di tutti
gli elementi della santità evangelica che contiene la predicazione
domenicana (cfr. LCM 3. 11).
(306)
In sintonia con Bologna, n. 159, il Promotore delle monache,
a nome del Maestro dell'Ordine, ha scritto a tutti i monasteri
chiedendo delle petizioni circa i cambiamenti del LCM che essi
reputano necessari. E’ stato chiesto alla Commissione Internazionale
delle Monache di studiare questi cambiamenti e trasmettere i
risultati alla Commissione sulle monache di questo capitolo
per fare le proposte al Maestro dell'Ordine secondo LCM 182.
Data la mole di lavoro di preparazione per il capitolo generale
da parte della Commissione Internazionale delle Monache e, durante
il capitolo, da parte della Commissione sulle monache, uno studio
soddisfacente di queste petizioni non è stato ancora possibile.
Petizione
(307)
Chiediamo dunque che sia istituita una commissione, costituita
da membri della Commissione Internazionale delle Monache e da
altri esperti, per studiare i suddetti mutamenti al Libro delle
Costituzioni
delle
Monache secondo le norme indicate in LCM 182. Questa stessa
commissione dovrebbe anche studiare i temi citati nella petizione
n. 157 del capitolo generale di Bologna, ossia: il potere del
Maestro dell'Ordine e dei capitoli generali sulle monache e
le sue implicazioni.
LA
VITA DELLE MONACHE
(308)
E’ nella vita che le grandi ragioni della vocazione delle
monache diventano realtà. È la vita "giorno per giorno"
che costituisce l'autentica predicazione dei monasteri. Ciò
che fa delle monache delle vere predicatrici è il modo in cui
sono superate le situazioni a volte dolorose e il modo di godere
della vita comune, del silenzio, dello studio e della preghiera.
(309)
Il capitolo ha ricevuto molte petizioni e suggerimenti che si
riferiscono a varie situazioni della vita delle monache. Vogliamo
condividere alcune riflessioni e proposte che, speriamo, saranno
accolte amorevolmente.
ASSISTENZA
DEI FRATI AI MONASTERI
Ci
siamo sentiti interpellati da petizioni ricevute che chiedevano
ai frati di impegnarsi maggiormente nel servizio dei monasteri.
Sappiamo che nelle nostre leggi e nella nostra tradizione ciò
è
sempre stato preso in considerazione e incoraggiato.
Petizione
(311) Chiediamo quindi al vari superiori maggiori
che hanno dei monasteri nel loro territorio di mettere a loro
disposizione dei frati che possano collaborare alla formazione
delle monache e prestare attenzione ai loro bisogni spirituali.
(312) Anzi, desideriamo dire ancora di più! Comprendiamo
che l'aiuto deve essere reciproco in quanto abbiamo bisogno
gli uni degli altri. t essenziale perciò stabilire una relazione
fraterna e aperta tra i frati e le monache. La relazione ministeriale
del prete e magisteriale del professore è indispensabile, ma
non sufficiente. E logico e auspicabile che l'amicizia sia una
relazione normale tra monache e frati. Crediamo che questa amicizia
che abbiamo visto tra il nostro fondatore e le monache di San
Sisto o tra il beato Giordano e la beata Diana e le monache
di Bologna, è un'autentica predicazione domenicana.
LA
FORMAZIONE DEI FRATI E LA VITA CONTEMPLATIVA DELLE MONACHE
(313) Questa relazione fraterna, questa preoccupazione
reciproca degli uni per gli altri non può né deve improvvisarsi.
Essa dovrebbe iniziare col processo di formazione delle monache
e dei frati.
Petizione
(314) Dato che la conoscenza della specificità
di ogni vocazione in seno all'Ordine e alla Famiglia domenicana
è fondamentale, chiediamo ai formatori dei frati di includere
nei loro programmi di formazione la conoscenza esatta di cosa
sia la vita contemplativa delle nostre monache e la sua relazione
con la nostra missione di predicatori (cf. Relazione del
Maestro dell'Ordine al Capitolo Generale di Caleruega, 1995,
Sezione sulle monache).
Gli
studi teologici delle monache
(315)
Il Libro delle Costituzioni delle Monache ingiunge loro di formarsi
specialmente nelle Sacre Scritture e nella liturgia, patrologia
e pensiero di san Tommaso (cf. LCM 101.11 - 111), in modo tale
da prepararle alla lectio divina (cf.r. LCM 100.1), contribuire
alla maturità umana (ibid.) e nutrire la contemplazione
(cfr. LCM 100.11). Nella sua lettera sulla vita delle monache,
Una città posta in cima al monte non può nascondersi: una
vita contemplativa (2001), fr. Timothy Radcliffe scrive:
La
teologia non è semplicemente una disciplina intellettuale. Essa
fa parte della nostra ricerca del Signore nel giardino, della
nostra sete di senso, del nostro ingresso nel mistero dell'amore
( ... ). Una parte essenziale della formazione di una monaca
domenicana consiste nello studio delle Sacre Scritture e della
teologia. (#4, "Lo studio della Teologia").
(316)
I capitoli generali di Oakland (159), di Messico (123)
e di Bologna (41; 116) hanno sottolineato, in vari modi,
la responsabilità che i frati hanno di aiutare le monache nella
formazione teologica che, ove conviene, può essere coordinata
con quella dei frati studenti e di altri membri della Famiglia
domenicana. Rinnoviamo queste raccomandazioni.
Petizione
(317)
Per poter realizzare concretamente queste raccomandazioni,
chiediamo che a tutti i nostri monasteri sia offerto
l'accesso alle risorse teologiche dei frati sia (i) mediante
una serie di corsi da farsi nel monastero stesso, sia (ii) mediante
l'insegnamento a distanza, sia (iii) tramite Internet, sia (iv)
ove possibile, con la partecipazione ai corsi regolari offerti
dalle case di studio dell'Ordine o da altre istituzioni.
RINFORZARE
GLI ANTICHI MONASTERI 0 FONDARNE DEI NUOVI
(318)
Questo capitolo generale crede che è molto positivo il fatto
che la vita domenicana si faccia presente nelle sue diverse
forme là dove,
(319)
Esprimiamo la nostra gratitudine per la generosità di tante
mona che dei monasteri fondati da molto tempo, ricchi in un
determinato periodo di vocazioni, che lasciarono i loro monasteri
per fondare o sostenere la vita domenicana in luoghi lontani.
In molti casi, Dio ha ricompensato questa generosità con un'abbondanza
di vocazioni. La generosità delle suore si manifesta ora nel
non pretendere di compensare l'attuale mancanza di vocazioni
con monache provenienti da questi monasteri, ma mantenendo il
piano previsto per le fondazioni e il rinforzo dei monasteri.
Petizione
(320)
Chiediamo al Promotore delle monache congiuntamente al
Promotore della vita apostolica, e in collaborazione con la
Commissione Internazionale delle Monache e le federazioni, di
fare una mappa per reperire i luoghi in cui la vita monastica
domenicana è o potrebbe essere presente. Su questa base essi
dovrebbero fare, prima della fine del 2002, una valutazione
coordinata dei luoghi in cui, in futuro, la vita monastica potrebbe
essere rinforzata o fondata.
I
MONASTERI D'IMPORTANZA STORICA
(321)
Uno dei segni del nostro tempo è l'importanza data ai luoghi:
ossia ciò che questi luoghi dicono agli uomini o alle donne
di oggi. Il significato che i santuari hanno acquisito attualmente
ne è un indice.
(322)
Nell'Ordine abbiamo vari santuari legati alla vita del nostro
fondatore. Questi luoghi storici hanno per noi un senso nella
misura in cui sono abitati dai figli e dalle figlie di san Domenico.
Vorremmo attirare l'attenzione su Prouille, Caleruega, San Sisto
a Roma, Sant' Agnese a Bologna, San Domenico il Reale a Madrid
come esempi di monasteri storici di cui occorre prendersi cura.
(323) Consapevole della sua attuale fragilità, il monastero
di Prouilie ha tentato in vari di migliorare la situazione della
comunità. Da ultimo, le monache hanno deciso di mettere se stesse
e l'avvenire del monastero nelle mani dei precedente Maestro
dell'Ordine. Fra Timothy Radcliffe ha risposto a questa richiesta
nominando la commissione: Il futuro della presenza domenicana
a Prouille. Dopo gli incontri con questa commissione la
comunità di Prouille chiede ora la trasformazione del proprio
monastero in una comunità internazionale di monache. Allo stesso
tempo le monache sono interessate ad avere, nel medesimo luogo,
dei membri degli altri rami della Famiglia domenicana per rappresentare
e compiere la missione comune dell'Ordine.
(324)
E una richiesta che vogliamo sostenere. È un esempio del tipo
di risposta che potrebbe essere data in futuro agli altri monasteri
appena citati.
Petizione
(325)
Chiediamo al Promotore delle monache, insieme con la
Commissione Internazionale delle Monache, di sollecitare le
varie federazioni e i vari monasteri ad interessarsi al potenziamento
del primo monastero dell'Ordine con l'invio di monache. Riconosciamo
che la fori nazione di monasteri internazionali richiede sensibilità
culturale e maturità. Allo stesso tempo, la testimonianza che
tali comunità possono rendere trova le sue radici nel vangelo
stesso che noi proclamiamo.
MONASTERI
IN CUI, A CAUSA DEL RIDOTTO NUMERO DI MONACHE E DEI LIMITI IMPOSTI
DALL' ETA 0 DALLA MALATTIA, NON SI PUO’
CONDURRE DEGNAMENTE UNA VITA CONTEMPLATIVA DOMENICANA
(326)
E’ lodevole osservare come nei monasteri con poche monache e
più suore malate e anziane, si eserciti la carità tra forti
e deboli e si conservi l'entusiasmo per condurre con dignità
la celebrazione liturgica e la vita comune. E una grande testimonianza,
un'autentica predicazione.
(327)
Come ci ha ricordato fr. Timothy nella sua lettera all'Ordine
sulla vita contemplativa, a volte la situazione di debolezza
e di povertà giunge a un punto tale che è molto difficile condurre
una vera vita domenicana. Fr. Damian Byrne ha parlato anch'egli
della medesima situazione nella sua lettera alle monache: vi
rinviamo a quanto vi è detto. Conosciamo anche la preoccupazione
dei vescovi e delle federazioni per alcuni monasteri che si
trovano in questa situazione. Con il più grande rispetto e ammirazione
per queste comunità,osiamo dirvi, sorelle nostre, quanto segue:
(328)
La vostra scelta di vivere la vostra vocazione di monaca domenicana
in un particolare monastero appartiene alla vostra chiamata.
Comprendiamo che questa scelta non riguarda tanto il luogo né
l'edificio quanto piuttosto la comunità che vi vive. Se la comunità
non può più vivere degnamente la sua vocazione diventa necessario
cercare un'autentica vita comunitaria. Questo può avvenire in
vari modi; ci potrebbero essere due soluzioni possibili:
1.
abbandonando le mura che vi hanno accolte e che avete realmente
amate per poter vivere, giustamente, come avete scelto e promesso
i vivere;
2.
accettare il cambiamento di vita implicato dal ricevere monache
di altri monasteri che s'impegnano generosamente nella costruzione
e nel rinnovamento della vita della vostra comunità.
(329)
L’esperienza ha spesso mostrato che il profondo dolore prodotto
dall'abbandono del monastero si trasforma in gioia ritrovando
un'autentica vita comunitaria, una degna vita liturgica e tante
altre cose. Esempi come quelli del monastero di Dax, Lussemburgo,
Las Lauras di Valladolid, Benebarre, Pratovecchio, Osuna, Madre
de Dios a Toledo, ecc... illustrano questa esperienza.
(330)
E necessario comprendere fin dagli inizi della formazione della
monaca che la scelta di un monastero, cioè il luogo o l'edificio,
è in funzione del modo di vita della monaca domenicana. t questo
modo di vita che dovrebbe essere sempre ricercato e al quale
non si può mai rinunciare.
LA
COMMISSIONE INTERNAZIONALE DELLE MONACHE
(331)
Il capitolo generale di Oakland raccomandò al Maestro dell'Ordine
di istituire una Commissione Internazionale delle Monache (n.
154); descrisse i suoi compiti (n. 155) e propose,
come strumento per la loro attuazione, la creazione di un organo
di comunicazione internazionale tra i monasteri (n. 156).
(332)
La prima Commissione Internazionale fu nominata da fra Damian
Byrne nel 1990; c'erano in questa commissione quattro
monache come membri, due altre come segretarie e il Promotore
generale. La seconda Commissione Internazionale fu nominata
da fra Timothy Radcliffe nel 1994 ed era costituita
da 11 monache rappresentanti le differenti regioni e/o federazioni
del "mondo monastico domenicano" e dal Promotore generale.
Nel 1999 il mandato di questa commissione fu prolungato
fino alla fine del 2001. Ogni commissione si è incontrata per
tre volte.
(333)
Sebbene la creazione della Commissione Internazionale sia rimasta
controversa tra alcune monache, in effetti essa ha portato a
una comprensione più profonda della vita monastica domenicana.
Si dovrebbe prenderne atto anche se alcuni compiti indicati
dal capitolo generale di Oakland non sono stati compiuti dalla
Commissione Internazionale fino al presente.
(334)
Il primo numero di Monialibus International Bulletin è
stato pubblicato nel marzo 2001. Esso è stato molto apprezzato
in molti monasteri.
(335)
Nell'ultimo incontro della Commissione Internazionale che ha
avuto luogo a Caleruega dal 17 al 24 giugno 2001,
sono sorte nuove idee per permettere alla commissione di
compiere meglio il suo compito, per esempio:
1.
stabilire una "rete di comunicazione" approfittando
che la maggior parte dei monasteri hanno l'accesso a Internet;
2.
formare una équipe di traduttrici tra le monache per
facilitare la comunicazione;
3.
nominare una redattrice capo per Monialibus International
Bulletin che dovrebbe essere pubblicato tre tre volte
all’anno (Natale, Pasqua, San Domenico);
4.
promuovere la continuità nel lavoro della Commissione Internazionale
prolungando il mandato a sei anni e creando per i suoi membri
un "accavallamento" dei termini dei mandato;
5.
fare un incontro annuale della Commissione Internazionale;
6.
per quanto concerne la partecipazione delle monache ai capitoli
generali, chiedere al Maestro dell'Ordine di invitare sempre
lo stesso numero di monache provenienti sia dalla Commissione
Internazionale che d'altrove;
7.
lasciare a ciascuna delle undici regioni/federazioni la libertà
di scegliere il proprio modo di proporre dei membri alla Commissione
Internazionale: ciascuna presenta tre "candidate"
possibili e il Maestro dell'Ordine è quindi libero di scegliere
e nominare il membro.
(336)
Ringraziamo la Commissione Internazionale per il suo lavoro
e incoraggiamo i suoi membri a realizzare le loro idee.
Petizione
(337)
Chiediamo al Maestro dell'Ordine di tener conto delle proposte
della Commissione Internazionale appena citate.
FEDERAZIONI,
ASSOCIAZIONI E ALTRE FORME DI COLLABORAZIONE
(338)
Oggi si parla spesso della collaborazione nel contesto
dell'autonomia. ogni monastero dell'Ordine è autonomo. Fra Tirnothy
Radcliffe spiega questo tema nella sua lettera all'Ordine (maggio
2001):
E’
nella comunione con gli altri che incontriamo la vera libertà
e l'autentica autonomia. Autonomia non vuol dire autarchia.
Per questo la Chiesa stima le federazioni di monasteri, perché
il sostegno reciproco delle federazioni può aiutare individualmente
a "salvaguardare e promuovere i valori della vita contemplativa"
(Verbi Sponsa 27).
(339) La maggior parte dei monasteri domenicani sono
federati o associati, alcuni da molto tempo, e i frutti di questo
aiuto reciproco e della comunione fraterna sono, in molti casi,
evidenti: una maggiore fiducia, l'apertura agli altri e l'approfondimento
dello spirito domenicano. Leggiamo nella Vita consecrata
59:
Salvaguardando
sempre la legittima autonomia dei monasteri, queste organizzazioni
possono offrire un sostegno reale per risolvere nel miglior
modo possibile i problemi comuni, come il giusto rinnovamento,
la formazione iniziale e permanente, il sostegno economico
reciproco, e perfino la riorganizzazione degli stessi monasteri.
Il
capitolo generale sostiene ed incoraggia la continua promozione
di un atteggiamento di collaborazione in uno spirito di reciproca
fiducia, e invita i monasteri a collaborare con la Curia
Generalizia dell'Ordine coi medesimo spirito (cfr. LCM, Appendice
I, Ordinazione n. 15).
PRESENZA
DELLE MONACHE Al CAPITOLI GENERALI DEI FRATI
Raccomandazioni
(340)
Abbiamo ricevuto una considerevole varietà di petizioni sulla
presenza delle monache ai capitoli generali. In continuità col
capitolo generale di Bologna (n. 158), questo capitolo raccomanda
che esse continuino a partecipare, e ciò per tre ragioni:
1.
la loro presenza testimonia il posto delle monache "al
cuore della Santa Predicazione";
2.
il capitolo può ricorrere a loro nelle questioni che riguardano
interessi e preoccupazioni comuni;
3.
nel lavoro delle commissioni esse possono apportare la loro
propria esperienza contemplativa di donne per l'arricchimento
dei temi studiati.
(341)
Raccomandiamo che il numero delle monache presenti al capitolo
generale non superi dieci, secondo la petizione di Bologna (n.
158).
(342)
Per uno studio più profondo, rinviamo la questione sul diritto
di voto delle monache nell'elezione del Maestro dell'Ordine
e le ordinazioni che le riguardano alla Commissione succitata
(cfr. 307).
LA
VISITA DEL MAESTRO DELL'ORDINE AI MONASTERI
(343)
Tra i compiti affidati al Maestro dell'Ordine uno dei più importanti
è la visita. Infatti, in quanto superiore regolare (LCM 238),
il Maestro dell'Ordine può sempre fare la visita per quanto
concerne il governo interno del monastero (LCM 228.111). Lo
scopo della visita è aiutare la comunità ad essere «realmente
responsabile della propria vita e libera di accettare le sue
sfide» (cfr. Timothy Radcliffe nella sua lettera all'Ordine
sulle monache).
(344)
Consapevoli della sua importanza, incoraggiamo le monache a
richiedere questo servizio al Maestro dell'Ordine in modo che,
egli stesso o un suo delegato, possa compiere tale visita ogni
due (LCM 227. 111. 3) o tre anni.
Raccomandazione
(345)
Avendo ricevuto una lettera che informava il capitolo sul processo
di beatificazione della serva di Dio Teresa Chikaba-Juliana,
monaca domenicana che lasciò l'Africa del West per la Spagna,
sosteniamo anche noi questo processo come ricordo della nostra
vocazione universale alla santità.