8 maggio 2006 - Esercizi spirituali, omelia
Io sono la porta delle pecore.
Dal
vangelo secondo Giovanni (10, 1-10)
Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: chi
non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte,
è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il
pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce:
egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto
fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché
conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via
da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava
ciò che diceva loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità
vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di
me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà
e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare,
uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano
in abbondanza».
Nel Vangelo di oggi, Gesù continua la similitudine di se stesso con il buon pastore. Il buon pastore che dà la vita per le sue pecore e non la dà perchè è costretto ma perchè vuole darla. "Nessuno mi toglie la vita, io stesso la dono", aveva detto Gesù.
Le pecore ascoltano la sua voce. Le pecore sono animali che vedono pochissimo, infatti in un gregge si addossano una all'altra, così toccandosi capiscono dove devono andare, dove va una vanno anche le altre. In una situazione del genere la voce che le guida diventa determinante per l'orientamento. Le pecore conoscono la voce del pastore, ne conoscono il timbro e le inflessioni per cui sono sicure e lo seguono; non seguiranno mai un estraneo perchè non ne conoscono la voce.
Il pastore cammina insieme a loro: anche il passo del pastore diventa un'indicazione di orientamento, infatti lui cammina dinnanzi a loro e le pecore, sentendo il rumore del suo passo, lo seguono. "Le conduce fuori": è come un'eco dell'esodo, fuori dalla schiavitù d'Egitto conduce fuori dal chiuso, dal recinto, le conduce verso la libertà e ai pascoli ubertosi dove trovano cibo.
"Egli chiama le sue pecore una per una". Le persone per Gesù non sono una massa, una folla, ognuno di noi per Gesù è la persona con le sue caratteristiche particolari, le sue sofferenze e le sue gioie. Egli ci chiama per nome una per una. Gesù conosce il mio nome, sa chi sono e mi chiama nella mia unicità, mi guida nel modo giusto per me.
Caterina da Siena aveva con i suoi figli e figlie lo stesso comportamento. Erano in tanti, diversi l'uno dall'altro e lei guidava ognuno nel suo particolare modo d'essere. Sapeva cogliere le necessità di ognuno e vi andava incontro. Il timido riceveva il suo incoraggiamento, il libertino riceveva la sua pazienza, il depresso la sua tenerezza, l'aggressivo la sua calma .
Oggi
le nostre sorelle monache terminano i loro esercizi spirituali. Preghiamo perchè
quanto hanno accolto nel cuore in questi giorni possa portare frutto. E continuiamo
a pregare Caterina anche in futuro perchè lei non abbandona chi si affida
a lei.