8 maggio 2006 - Esercizi spirituali, omelia ai vespri
Efesini
3, 14 21
Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza
della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo
interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati
e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi
quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere
l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi
di tutta la pienezza di Dio.
A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che gia opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.
Voglio stupirmi con voi perchè la liturgia di oggi e di questa sera ci ha messo sulle labbra le parole per lodare Dio.
Le
antifone ai salmi:
Chi vive in Cristo è nuova creatura, alleluia;
amiamo
Dio, egli ci ha amati per primo, alleluia;
dalla ricchezza di Cristo tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia, alleluia.
Il salmo 135 che è un inno Pasquale nel quale abbiamo ripetuto Etrena è la sua misericordia: la ripetizione è espressione tipica dell'amore.
Siamo rafforzate dallo Spirito nell'uomo e nella donna interiore. Rimaniamo aperte a questa conoscenza di Dio Trinità, qui dove avvine il rapporto intimo e sponsale con Cristo. Lui è già all'opera in noi! Camminiamo e andiamo avanti perchè questa è la realtà di cui viviamo e a cui aneliamo!
Preghiamo tutte insieme con la preghiera di Caterina:
O
Dio eterno, o maestro buono che hai fatto e formato il vasello del corpo della
tua creatura del limo della terra; o dolcissimo amore, di così vile cosa
l'hai formato e vi hai messo dentro tanto grande tesoro quanto è l'anima,
la quale porta la immagine di te, Dio eterno; tu, maestro buono, amore mio dolce,
sei quel maestro che disfai e rifai, tu spezzi e risaldi questo vasello secondo
che piace alla tua bontà.
A te, Padre eterno, io miserabile offro di nuovo la vita mia per la dolce sposa
tua, che, quante volte piace alla tua bontà, tu mi tragga dal corpo e
mi renda al corpo sempre con maggiore pena l'una volta che l'altra, pur che
io veda la riformazione di questa sposa dolce della santa Chiesa.
Io ti domando, o Dio eterno, questa sposa, e ancora ti raccomando i dilettissimi
figliuoli miei, e ti prego, sommo ed eterno Padre, che, se alla tua misericordia
e bontà piacesse di trarmi di questo vasello e non farmi più tornare,
che tu non li lasci orfani ma visitali con la grazia tua e falli vivere morti
con vero e perfettissimo lume e legali insieme nel vincolo dolce della carità,
acciò che muoiano spasimati in questa dolce sposa.
E
ti prego padre eterno, che nessuno me ne sia tolto dalle mani. E perdonaci tutte
le nostre iniquità e a me perdona la molta ignoranza e la grande negligenza
che io ho commessa nella Chiesa tua, di non aver operato quello che io avrei
potuto e dovuto.
Peccavi Domino, miserere mei.
Io offro a te e ti raccomando i direttissimi figliuoli miei, poiché essi
sono l'anima mia. E se alla tua bontà piace di farmi pure stare in questo
vasello, tu, sommo medico, curalo e provvedi, poiché egli è tutto
dilaniato.
Dona, Padre eterno, dona a noi la tua dolce benedizione.
Amen.