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Preghiera del giubileo

 Padre di misericordia,  tu hai chiamato  Domenico a un  cammnio di fede  come predicatore  della grazia.
  Portando  nel cuore  e sulle  labbra la  Parola della  tua  dolce Verità, egli  ha  invitato a unirsi a  lui  le prime sorelle e i  primi fratelli in una  vita di obbedienza  contemplativa al  servizio della santa  predicazione.  Celebrando questo  giubileo ti  chiediamo,  Padre, di  infondere  ancora in  noi lo  Spirito del  Risorto e  di rinnovarci  nella  vita perchè  possiamo  proclamare  con  fedeltà e gioia il  vangelo della pace.  Per Cristo nostro  Signore. Amen.


Omelia di fr Mario Marini op,
priore del convento dei SS. Bartolomeo e Stefano, Frati Domenicani

   Con questa domenica, prima di Avvento, ha inizio l'anno liturgico, l'anno della Chiesa, che ripercorre ogni volta le tappe principali della vita del Signore: dalla nascita, alla morte e alla risurrezione. Di particolare suggestione è questo tempo di Avvento nel quale, per quattro domeniche, ci prepariamo al Natale. Il Vangelo ci suggerisce gli atteggiamenti che devono aiutarci a ricevere degnamente il Signore: Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Siamo invitati a non limitarci alle cose di questa terra che passano, ma a guardare oltre, più in alto.

   Oggi celebriamo anche l'inizio di un centenario: un centenario un po' particolare in verità, perché non si trattaFr Mario Marini op e i concelebranti della data ufficiale di fondazione dell'Ordine domenicano e neppure del primo monastero o del primo convento. Ce-lebriamo una testimonianza che nel sud della Francia, e precisamente a Prouille, intorno al 1206-1207, iniziava un'esperienza.

   San Domenico durante il viaggio attraverso la Francia in compagnia del suo vescovo Diego si rese conto del dilagare dell'eresia e percepì la necessità di una predicazione accompagnata dalla testimonianza della propria vita e, incoraggiato dal suo vescovo, iniziò a predicare nel sud della Francia. Un gruppo di donne si convertirono dall'eresia e fu proprio a Prouille che San Domenico ebbe l'ispirazione di proporre a questo gruppo di donne uno stile di vita impegnato e di vivere in fraternità. E praticamente così nacque il monastero di Prouille dove però la clausura non era vissuta come nei monasteri del tempo, cioè in un isolamento quasi totale dal mondo, ma quasi come un centro di predicazione. Si trattava infatti di un monastero unito ad una casa come punto di appoggio per san Domenico e i suoi primi compagni.

   In senso diretto sappiamo poco dell'esperienza del monastero di Prouille ma, se guardiamo ai frutti già riscontrati una decina d'anni dopo e cioè la determinazione di Domenico di essere totalmente dedicato alla predicazione, di fondare un Ordine di Predicatori, di indicare le caratteristiche di questo tipo di vita, ecc., possiamo pensare a Prouille come ad un laboratorio, come ad un luogo e come ad un tempo in cui sperimentare e far maturare un'idea.

   Le letture di questa prima domenica di Avvento sono segnate da un senso di urgenza, di attesa di qualcosa di improvviso. La risposta a questo brano del vangelo, a questo annuncio potrebbe essere l'ansia, la preoccupazione per una vita che scorre veloce e che non si riesce a trattenere e che per questo mette paura. In realtà, la risposta a cui invita Gesù è piuttosto un senso del tempo come tempo prezioso, decisivo.
Così è stato il senso del tempo, le occasioni della vita per san Domenico: in lui c'era zelo, passione per l'opera a cui si sentiva chiamato, c'era intraprendenza, azione; ma tutto questo non ha significato immediatezza, cioè: tutto e subito. Per lui prima c'è stata l'esperienza di Prouille, cioè il tempo di una fedeltà costante, tenace. Dieci anni di operosità nell'ombra, che sono stati il tempo giusto perché un'intuizione si divenisse convinzione.

   Fedeli alla celebrazione del 3 dicembre 2006Per questo motivo il giubileo che iniziamo a celebrare oggi non è costituito solo dai 13 mesi di ricorrenze ed iniziative, ma è anche l'inizio di una novena di anni, come l'ha chiamata fra Carlos, il Maestro dell'Ordine, cioè l'apertura di un periodo che ci porterà fino al 2016, anno in cui ricorderemo l'800.mo anniversario della fondazione vera e propria dell'Ordine. Sarà una novena di anni dal valore di invito a ripensare alla nostra vita, alla missione delle nostre comunità domenicane, un po' il ripetere, o meglio, il rivivere, quel laboratorio che fu Prouille.
Prouille non è stato il primo monastero in senso stretto, ma senz'altro è stato il primo modello di vita delle domenicane, da cui hanno imparato anche i monasteri che vennero fondati negli anni seguenti.

   Che cosa insegnavano, cosa trasmettevano le suore di Prouille? Più che la regola di vita, che avevano preso pressappoco già da altre tradizioni, queste prime sorelle hanno trasmesso un senso di appartenenza, di condivisione del progetto di San Domenico, che è stato il punto di forza lungo la loro storia e soprattutto nei momenti critici.
Un senso di condivisione che continua a dare i suoi frutti, come ad esempio anche questa sera, in cui condividiamo non la festa delle monache, ma la comune vocazione domenicana di loro, dei frati, delle nostre suore, dei nostri laici e laiche, qui presenti…

   Dal Vangelo di questa domenica viene indicato a tutti i cristiani un atteggiamento a cui ispirare tutta la vita e che le monache hanno come impegno specifico: veglia e preghiera. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo.
La veglia è un atteggiamento di vigile attesa, per non lasciarci travolgere dalle molte occupazioni, dimenticando il fine ultimo e vero della nostra esistenza.

   Quanto alla preghiera, ci è necessaria perché le nostre sole forze non sono sufficienti. È in gioco la nostra fragilità, il pericolo di seguire più la nostra volontà che quella di Dio. Per comparire davanti al Figlio dell'uomo è necessario compiere le opere di giustizia e di carità che ci sono state proposte nelle Beatitudini. Su quelle, infatti, noi saremo giudicati.

   Nel giudizio finale non potremo portare scuse a nostro vantaggio, poiché avremo chiare le nostre responsabilità. Siamo chiamati infatti a lasciare questo mondo migliore di come l'abbiamo trovato. È un impegno di tutti, ma spe-cialmente di coloro che hanno il compito in terra di costruire la civiltà dell'amore.
E concludiamo con la parole del Maestro dell'Ordine che dice: Lo Spirito Santo ha ispirato provvidenzialmente San Domenico di Guzman perché l'Ordine dei Predicatori si cementasse in qualche modo nella vita e nella missione delle nostre contemplative.

    Eleviamo il nostro Magnificat per tutto quello che il Signore ha fatto in noi attraverso di esse!

3 dicembre 2006.