Vangelo di oggi

5 ottobre -  Lc 11,1-4

1 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione".

1  Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli".

Luca indica al suo lettore l’occasione in cui Gesù «insegnò» questa preghiera ai discepoli. I discepoli, vedendo Gesù in preghiera, vogliono imparare dal Maestro a pregare come lui. A questo motivo, Luca ne aggiunge un secondo, che potrebbe risalire a un ricordo storico: «Come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Questo inciso ricorda che certi movimenti religiosi (come anche Qumran) avevano le loro preghiere, le quali erano riflesso dei loro ideali, del loro rapporto con Dio. Insegnando ai discepoli il Padre Nostro, Gesù li inserisce in modo diretto nel suo rapporto con Dio e nella sua «causa» e li raduna quindi in comunità.

Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: Padre,

La paternità di Dio su Israele era già un dato assodato nella tradizione biblica e giudaica. Almeno dalla fine del I sec. a.C., Dio viene invocato con il titolo «Padre nostro» nella preghiera delle Diciotto Benedizioni, recitata quotidianamente dal giudeo. Nella cultura palestinese, il sostantivo «padre» include non solo una nota di intimità ma anche di sovranità. Dio è Padre in quanto Creatore, Signore del popolo che egli ha scelto. E proprio come tale JHWH dimostra il suo amore misericordioso verso Israele, si dichiara pronto a perdonare le sue infedeltà. Autorità e bontà sono i tratti dominanti della paternità divina.

sia santificato il tuo nome,

Con questa frase chi recita il Padre Nostro viene invitato ad aderire al grande disegno finale di Dio con piena disponibilità alla Sua volontà di salvezza. Qui si ripete il messaggio base di Gesù: il Regno di Dio è vicino. La santificazione del Nome del Padre trova le sue radici in Ez 36,20-28: «Io ho avuto riguardo del mio Nome Santo che gli Israeliti avevano profanato fra le genti presso le quali sono andati.... Io agisco non per riguardo a voi, gente d’Israele, ma per amore del mio Nome Santo... Santificherò il mio Nome grande... allora le genti sapranno che io sono il Signore, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi».  Il verbo «sia santificato il tuo nome» è al passivo, ha per soggetto reale Dio. Quindi non si chiede che l’uomo rispetti il nome di Dio, ma che il Padre stesso faccia in modo che Egli sia riconosciuto Santo dagli uomini. Il «nome» sta per Dio stesso, Egli cessa di essere inaccessibile, in quanto si rivolge verso l’uomo, si rivela e si comunica a lui. La «santità» è la caratteristica propria di Dio, la manifestazione della sua divinità che implica pienezza di vita e di Potenza.

venga il tuo regno;

«Venga il tuo regno» esplicita la prima domanda. Dio sarà riconosciuto Santo quando manifesterà la sua sovranità piena e definitiva, promessa per la fine dei tempi. Questo intervento finale di Dio coinvolge fin d’ora tutto l’uomo. Non si può desiderare sinceramente la venuta del Regno e il compimento del suo disegno senza conformarsi, fin d’ora e totalmente, alle esigenze della Sua volontà. L’obbedienza ai comandamenti divini acquista così il suo senso profondo. Non è sottomissione a un imperativo morale, ma comunione alla volontà di salvezza che Dio realizzerà alla fine dei tempi, ma Egli già fin d’ora vuole iniziare a realizzarlo.

Le prime due domande del Padre Nostro quindi non incoraggiano una fuga dal mondo, ma coinvolgono il cristiano nella sua esistenza presente, lo pongono nella realtà trasformante del Padre, lo invitano a entrare con una vita obbediente, in totale comunione con la Volontà salvifica di Dio.

dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,

Le tre domande che appartengono alla seconda parte del Padre Nostro si interessano dei bisogni dell’uomo nella sua esistenza attuale. E’ lo schema normale della preghiera biblica. Esse vanno capite nella linea delle prime due. E’ chiaro: non si tratta di accontentare Dio per poi pensare alle proprie esigenze private. Piuttosto: posti nel giusto rapporto con Dio, sotto la sua sovranità, i discepoli sono in grado di mettere la propria esistenza nella logica del Regno di Dio e chiedere di conseguenza. Le ultime domande del Padre Nostro illustrano la forma di vita del discepolo che cerca anzitutto il Regno di Dio.

La prima domanda concerne il pane, il cibo principale in Palestina. Qui significa il nutrimento in generale, anzi tutto ciò che viene incontro ai bisogni materiali della vita di ogni discepolo. Il discepolo che chiede ogni giorno ciò che gli serve non ha una situazione stabile, non ha ricchezze accumulate per garantire il futuro; egli si trova nella condizione di chi ha lasciato tutto per seguire concretamente Gesù. E’ la situazione di coloro che hanno dato tutto per la causa del Regno di Dio e possono quindi contare sulla sollecitudine del padre promessa da Gesù: «Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete...» (Lc 12,22). Questa domanda rimane attuale anche per chi non vive questa precarietà del discepoli di Cristo che ha lasciato tutto. Infatti rimane un invito a considerare anche il pane guadagnato «con il sudore della fronte», come un dono della provvidenza di Dio, un invito a riconoscere nei beni materiali la premura del Padre verso coloro che hanno affidato la loro vita nelle Sue mani.

e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,

Con Gesù è arrivato il tempo della salvezza, in cui Dio offre agli uomini il suo perdono. questo perdono divino viene sperimentato come una nuova comunione con il Padre e come forza liberatrice che rende l’uomo capace di amare a sua volta gli altri, senza misura.  Scaturisce quindi per l’uomo perdonato la possibilità e l’esigenza di perdonare sempre, di adottare verso gli altri il comportamento che Dio ha avuto verso di lui: solo allora il perdono divino sarà definitivo. La parabola del servo spietato (Mt 18,23-25) illustra bene questa domanda del Padre Nostro.

 

 

 

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