Vangelo di oggi

17 maggio -  Gv 16,29-33

29 Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. 30 Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». 31 Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32 Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. 33 Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

29 Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato.

La reazione dei discepoli è sorprendente: essi esclamano che ora Gesù parla chiaro, come se prima egli non avesse rivelato la sua origine divina e il suo ritorno al Padre, in termini simili. Essi si immaginano che Gesù parli apertamente come ha promesso al v. 25. Nel loro slancio non riconoscono che questa promessa riguardava il tempo del loro rivedersi: essa presupponeva che Gesù avesse lasciato questa terra.

30 Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».

I discepoli si fondano su una costatazione che hanno appena fatto: Gesù indovinava le loro domande. L'affermazione Tu sai tutto e non hai bisogno che uno ti interroghi è assoluta e secondo il pensiero giudaico è una delle prerogative di Dio. Qui si vede di nuovo l’ironia di Giovanni. I discepoli credono di aver stabilito il fondamento della loro fede e tuttavia non superano ciò che già prima avevano confessato. Nella loro confessione di fede, si fermano alla prima parte del suo itinerario: noi crediamo che sei uscito da Dio. Non hanno progredito molto. Certo credere che Gesù è uscito da Dio è fondamentale nella prospettiva dell’evangelista, che ne ha fatto il ritornello della predicazione del Figlio durante la sua vita pubblica e l’ha ripreso nuovamente in Gv 16,27. Ma i discorsi di addio sono orientati al mistero della sua glorificazione in Dio, con la quale la sua missione si compie, non solo nella sua persona, ma nella vita dei credenti.

31 Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32 Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.

E Gesù reagisce. Sembra di rivedere il dialogo con Simon Pietro che pretendeva di dare la vita per Gesù (Gv 13,36-38). Anche qui i discepoli si mostrano troppo sicuri di sé, mentre non hanno compreso il senso delle parole di Gesù e ragionano a partire dalle proprie deduzioni. A Pietro, Gesù aveva risposto con l’annuncio del suo rinnegamento; qui egli dice ai discepoli che essi lo abbandoneranno. Il verbo disperdere è quello utilizzato in Gv 10,12 quando Gesù parla del lupo che disperdeva le pecore. In effetti Giovanni non parlerà della fuga dei discepoli, ma che Gesù li lascia andare (Gv 18,8), tuttavia la precisazione “andarsene” accentua il movimento centrifugo e perciò l’abbandono di Gesù da parte dei suoi. Viene messo in rilievo il termine solo: l’attenzione passa dai discepoli a Gesù che affronta il proprio combattimento. Tuttavia solo viene subito negato, il Padre è con lui. L’affermazione della presenza soccorritrice del Padre presso Gesù critica un’interpretazione eccessiva del grido “Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Vi si riflette il pensiero giovanneo della Croce/glorificazione che si allontana dai Sinottici, in cui la Croce rappresenta soltanto la morte.

33 Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Gesù esprime il suo ultimo addio ai discepoli. Si tratta di un incoraggiamento fondato sulla certezza della sua vittoria. Il discorso che termina mirava a comunicare la pace che penetra nel più profondo dell’essere dei credenti, qualunque sia l’afflizione che essi provano. I discepoli non devono scoraggiarsi. L’ostacolo non è più la scomparsa di Gesù, ma il disordine presente nel mondo, l’afflizione, le tribolazioni inevitabili per l’esperienza umana. Il coraggio che Gesù si aspetta dai discepoli è giustificato dallo stupefacente grido: “Io sono il vincitore del mondo!”. Il verbo greco “ho vinto” è al presente perfetto, sottolineando così il carattere definitivo della vittoria raggiunta da Gesù con la sua salita al Padre. Gli auguri di pace e coraggio di Gesù sono un appello che provoca i credenti a reagire da testimoni. Sono all’inizio dell’opera. La loro fede in Gesù glorificato li ha introdotti nella comunione immediata con il Padre e sono animati dallo Spirito che sostiene la loro testimonianza e comunica sempre di nuovo l’intelligenza del mistero.

Joomla templates by a4joomla
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su " Leggi l'informativa ".
Chiudendo, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.