Vangelo di oggi

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Pubblicato Martedì, 16 Aprile 2013 09:26
Scritto da Super User
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3 marzo -  Lc 9,22-25

22"Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno". 23Poi, a tutti, diceva: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24 Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. 25 Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? 26 Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. 27 In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».

22 "Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno".

C’è un “deve” che va realizzato. Questo dovere proviene dalle Scritture. Non è la volontà del Padre che vuole la morte del Figlio. Piuttosto il Padre saprà trarre il massimo del bene da questa uccisione ingiustamente decisa dagli uomini. Il “deve” afferma la presenza silenziosa di Dio in una morte apparentemente assurda. La sofferenza del Figlio richiama quella del Giusto sofferente (Sal 33,20; Is 53,4), e riguardano soprattutto il rifiuto del Messia e della sua Parola. Gli anziani, i capi dei sacerdoti e gli scribi sono proprio i responsabili principali della morte di Gesù. Il ricordo della morte e della risurrezione insieme vengono dall’annuncio dei primi discepoli.

23 Poi, a tutti, diceva: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

Luca aggiunge a questo episodio alcuni detti di Gesù che riguardano la sua sequela. Sono rivolti a tutti. Venire dietro a lui non significa solo mettersi alla sua scuola, ma anche fare concretamente propria la sua esistenza itinerante. E’ il cammino del cristiano. Rinnegare se stesso significa ricevere la propria vita come una grazia di cui non si è padroni. Prendere la croce era un’affermazione chiara perché la crocifissione era utilizzato da tempo come mezzo di supplizio. Il condannato la doveva portare fino al luogo dell’esecuzione. Gesù con queste parole invita il discepolo a prendere coscienza e ad accettare il rischio inerente al seguire il Messia, essere pronto a subire la morte più orrenda e vergognosa conosciuta a quei tempi.

24 Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

Chi per sfuggire alla morte respinge il Messia si pone sotto la condanna che il Figlio dell’uomo emetterà quando tornerà per giudicare le genti. Chi invece è pronto al martirio e rischia la propria esistenza non subirà il giudizio di condanna. Il cristiano ha fatto una scelta di vita che chiede il dono di sé. Si perde la propria esistenza quando ogni giorno si accetta di vivere per un altro da sé.

25 Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?

Luca continua con questo proverbio in forma di domanda retorica che afferma che non c’è bene più prezioso della propria vita: guadagnare l’universo (kosmos) intero non controbilancia la perdita della vita. Collegato con il versetto precedente acquista maggiore spessore. Non si mostra più l’assurdità di chi guadagna il mondo ma poi muore, ma le conseguenze per la salvezza di chi soccombe alla sete di potere, di successo, della ricchezza. Preoccupazione tipica di Luca.

 

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